post-title L’essenza della vacanza è fare vuotohttps://sentierodellasalute.com/wp-content/uploads/hiking-1312226_1920.jpg 2016-07-05 14:52:11 yes noInserito da

L’essenza della vacanza è fare vuoto

Essere in vacanza è non aver niente da fare e aver tutto il giorno per farlo R. Orben Secondo l’ultima indagine Coldiretti sono 35 milioni gli italiani che hanno programmato una vacanza, 5 milioni in più rispetto lo scorso anno, 4 su 10 partiranno già in luglio, il 73% andrà al mare.Insomma è un periodo […]

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Essere in vacanza è non aver niente da fare e aver tutto il giorno per farlo R. Orben

Secondo l’ultima indagine Coldiretti sono 35 milioni gli italiani che hanno programmato una vacanza, 5 milioni in più rispetto lo scorso anno, 4 su 10 partiranno già in luglio, il 73% andrà al mare.Insomma è un periodo di grandi movimenti e sperimentazioni, di conferme o di sorprese, di sole e di code.

Organizzazione del viaggio a parte, ci stiamo preparando per le nostre vacanze?

Il Sentiero della Salute sta affrontando il tema da un mese a questa parte. Francesca Valle ci ha dato una serie di preziosi suggerimenti per preparare il nostro corpo (In forma anche DURANTE le vacanze!) facendo attenzione al cibo, al movimento e al riposo; Greta Pepi dal suo canto ci ha ricordato che “bisogna dare alla mente il giusto riposo ma anche le stimolazioni adeguate per mantenerla attiva (Cosa portare in vacanza? La testa prima di tutto).

luggage-933487_1280“Prepararsi” alle vacanze suona quasi paradossale: di solito ci prepariamo per un appuntamento di lavoro, per un esame, per un colloquio. Eppure non è così scontato riuscire a staccare la spina e immergersi in una dimensione diversa dalla routine produttiva cui siamo abituati. C’è chi infatti vive le vacanze con costrizione e si comporta nello stesso identico modo come se stesse lavorando. Senza guardar troppo lontano pensa a quante volte controlli l’e-mail, oppure l’orologio mentre sei comodamente sdraiato sul bagnasciuga; oppure quante volte pensi a quel progetto o a quel cliente che ti aspettano al tuo rientro dai monti. E’ abbastanza normale che le abitudini sociali e professionali che abbiamo condotto fino al giorno prima possano seguirci in vacanza, diventa più problematico quando le stesse abitudini ci provocano disagio perché non riusciamo a portarle a regime in un contesto diverso e ci lasciano un senso di incompiuto e di insoddisfazione tale da voler fare subito ritorno a casa.

La dipendenza dal lavoro (anche in vacanza)

Se fossi un medico, prescriverei una vacanza a tutti i pazienti che considerano importante il loro lavoro.
(Bertrand Russell)

In Giappone a partire dal 1967 in conseguenza alla morte di un operaio per lo stress da troppo lavoro, sono stati condotti diversi studi su un fenomeno noto come Karōshi (che in giapponese significa letteralmente “morte per eccesso di lavoro”). Tale fenomeno è, oggi, largamente esteso nella società giapponese e causa di morti a seguito di attacchi cardiaci ed ischemici, principalmente dovuti al forte stress, alle eccessive ore di lavoro e alle condizioni lavorative dannose. Più comunemente si parla di work addiction o workaholism(termine che deriva dall’analogia fonetica con alcoholism) per indicare la compulsione o l’incontrollabile bisogno di lavorare incessantemente (Oates, 1971), proprio come gli alcolisti in relazione all’alcool.

Il workaholist si identifica per alcuni tratti comportamentali:

  1. spende gran parte del proprio tempo (più di 12 ore al giorno, i weekend e/o i periodi di vacanza) in attività correlate al lavoro, con un conseguente effetto negativo nel funzionamento sociale, nelle relazioni personali e familiari e nello stato di salute;man-1435104_1920
  2. è costantemente focalizzata sul lavoro e alla ricerca di soluzioni per risolvere i problemi lavorativi, anche quando non sta lavorando;
  3. lavora oltre le altrui aspettative, richieste o necessità finanziarie e organizzative.

Il contesto sociale e lavorativo nel quale siamo immersi considera premiante questi comportamenti, e la maggior parte delle multinazionali cercano di attrarre giovani potenziali con queste caratteristiche: chi è dipendente dal lavoro infatti dimostra impegno, motivazione e dedizione uniche oltre ad una dose extra-ordinaria di resilienza. Piccolo particolare: lavorare troppo può danneggiare la carriera. Una ricerca longitudinale dell’Università di Padova condotta su un campione di circa 300 lavoratori ha constatato che il “workaholism” è dannoso non solo alla salute del lavoratore ma anche alla sua performance in ufficio.  Oltre ad aumentare lo stress psicologico e fisico, lavorare eccessivamente in modo “compulsivo” riduce la performance sul lavoro e incrementa le assenze per malattia. I disturbi fisici si manifestano tramite mal di testa, mal di stomaco e disturbi cardiaci o disturbi circolatori. A quanto pare quindi la dipendenza dal lavoro non è una strategia vincente nel lungo periodo. In vacanza poi non lo è per nulla, sia per se stessi che per gli altri. Infatti non è certamente piacevole condividere la vacanza con una persona che è mentalmente assorbita dalla propria professione!

La radice della soluzione

Proviamo a entrare nel merito dell’etimologia del termine “vacanza”: deriva dal latino vacantia, neutro plurale sostantivato di vacans, participio presente di vacare che significa “essere vuoto, libero, mancante”. La parola “vacanza” viene usata anche per ruoli e cariche, che si dicono appunto vacanti quando non ci sia nessuno che le ricopre.

malta-1457046_1920Prepararsi alla vacanza significa allora prepararsi alla mancanza, entrando in uno stato mentale di incertezza, improvvisazione, sospensione. Questo mind-set è davvero rigenerativo poiché ci porta nelle condizioni di sperimentarci al di fuori dei soliti ruoli e routine, di apprezzarci e apprezzare gli altri senza l’effetto prevedibilità cui siamo abituati. Un pausa, dunque, un vuoto, che può limitarsi all’assenza, a uno stato interiore ed esteriore di mancanza, di lontananza dalle normali attività e dai pensieri consueti.

Qualche spunto di riflessione la sera prima della partenza:

  1. definisci il tuo momento di staccare la spina: se sei molto attaccato al tuo lavoro probabilmente non riuscirai a entrare subito in modalità vacanza, datti tempo e definisci un paio di indicatori che significheranno per te l’inizio delle vere vacanze (ad esempio: controllo la posta ad orari stabiliti, non indosso l’orologio nel pomeriggio…)
  2. concediti l’ebbrezza del vagare: evita di pianificare nl dettaglio le tue giornate di vacanza, lascia che qualcosa manchi, trova il modo di riempire la mancanza con qualcosa di insolito (anche la noia)
  3. sii tollerante con te stesso: in vacanza non è utile porsi obiettivi ambiziosi o mettersi per forza in competizione con se stessi o con gli altri, essere vacanti implica anche correre il rischio di fallire.

 

Viaggiando alla scoperta dei paesi troverai il continente in te stesso.
(Proverbio indiano)

Bibliografia

Oates W. (1971) Confessions of a workaholic: The facts about work addiction, New York: World

Spence J.T., Robbins A.S. (1992) Workaholism: Definition, measurement, and preliminary results, Journal of Personality Assessment, 58:160-178

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