post-title La tentazione dell’alcol: 10 buoni motivi per dire di nohttps://sentierodellasalute.com/wp-content/uploads/cheers-839865_1920.jpg 2015-11-25 16:29:10 yes noInserito da

La tentazione dell’alcol: 10 buoni motivi per dire di no

L’alcol è associato spesso e volentieri al pensiero delle serate in compagnia, alla sensazione di euforia che ne consegue. E’ infatti considerato un importante collante sociale, in grado di facilitare le relazioni e di animare le occasioni assieme. La correlazione negativa più conosciuta si limita solitamente alla riduzione dei riflessi e ai terribili “incedenti del sabato sera” […]

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L’alcol è associato spesso e volentieri al pensiero delle serate in compagnia, alla sensazione di euforia che ne consegue. E’ infatti considerato un importante collante sociale, in grado di facilitare le relazioni e di animare le occasioni assieme. La correlazione negativa più conosciuta si limita solitamente alla riduzione dei riflessi e ai terribili “incedenti del sabato sera” causati da chi, in stato di ebbrezza, si mette alla guida.

Quando si pensa agli effetti negativi dell’alcol si considera solo gli estremi: bevitori accaniti o addirittura dipendenti dal questo vizio. Ma forse, prima di tutto, bisognerebbe chiarire bene alcune proprietà dell’alcol, per comprendere come sia un vizio che, purtroppo, nuoce alla salute anche assunto in piccole dosi.

Dieci buoni motivi per dire di no all’alcol

  1. L’alcol è una sostanza cancerogena.

La cancerogenicità dell’alcol, ovvero la sua capacità di indurre o favorire nelle cellule trasformazioni in senso tumorale, è stata riconosciuta già nel 1988 dalla IARC (International Agency for Research on Cancer). Non solo: è un cancerogeno del gruppo 1, ovvero uno di quelli di cui ci sono sufficienti prove scientifiche in grado di correlarlo a numerose forme tumorali (a livello di bocca, faringe, esofago, laringe, seno, colon, fegato, pancreas). Addirittura, dai dati raccolti nel 2011, è emerso che il 10% di tutti i tumori che colpiscono gli uomini e il 3% di quelli che colpiscono le donne sono attribuibili al consumo di alcolici.

2. L’alcol passa direttamente in circolo 

La gradevole sensazione di ebbrezza, provata con maggior facilità dal genere femminile, è strettamente legata al fatto che un certo quantitativo di alcol viene assorbito direttamente a livello della mucosa dello stomaco (in quantità ridotte), del duodeno e del digiuno superiore. Una volta assorbito l’alcol raggiunge rapidamente gli organi maggiormente vascolarizzati: cervello, fegato e polmoni. Ecco spiegato il perché l’alcol a stomaco vuoto dà subito alla testa: se a livello gastrico non è presente cibo a creare un volume che riduca il suo contatto con le pareti, viene assorbito con più facilità. Le donne, poi, avendo un contenuto di acqua corporea minore rispetto alla controparte maschile, sentono di più l’effetto dell’alcol in quanto meno diluito.

3. L’alcol trasporta con sé le tossine

Questa sua facilità di venire assorbito ed entrare immediatamente in circolo lo rende un vettore ottimale: può portare con sé anche altre tossine. L’esempio più evidente è quando si esce la sera a bere: si spiluccano patatine, noccioline tostate, salatini, magari aperitivi non proprio salutari. Si assumono cioè alimenti ad alto contenuto di conservanti e coloranti (nonché unti, ipercalorici etc): accompagnare questi snack all’alcol significa facilitare la diffusione (nei vari distretti corporei) di tutte queste sostanze che già di per sé non sono ottimali per l’organismo umano.

4. L’alcol è una sostanza fortemente ossidante

L’alcol promuovere la produzione di radicali liberi ed altre sostanze che causano perossidazione delle membrane degli organuli e delle membrane cellulari, nonché deplezione degli antiossidanti. Causare perossidazione significa, in parole semplici, andare ad intaccare quella che è la normale struttura della cellula alterando la componente di acidi grassi che la costituisce. In tal modo l’integrità delle membrane che delimitano la cellula e che costituiscono gli organuli cellulari è compromessa e le cellule invecchiano più rapidamente : è un processo coinvolto in numerose patologie croniche. A livello macroscopico la perossidazione corrisponde all’irrancidimento dell’olio. L’altra conseguenza è che così vengono esauriti gli antiossidanti (tra cui il glutatione) cui il corpo attinge per cercare di tamponare gli effetti dell’ossidazione: ne consegue un’aumentata vulnerabilità a tutti i fattori – non solo l’alcol- che sono fonte di ossidazione.

5. L’alcol fa male al fegato

Il fegato è il principale organo deputato al metabolismo dell’alcol (in parte se ne occupa anche lo stomaco, mediante l’alcol deidrogenasi gastrica). Ci sono diversi enzimi che presiedono questi processi. Il primo ad essere coinvolto è l’alcol deidrogenasi, responsabile del metabolismo di primo passaggio e in grado di trasformare l’etanolo in acetaldeide. Una volta superate le capacità di questo enzima di fare il suo lavoro, se vi è ancora alcol in circolo vengono attivati altri sistemi: il MEOS (Microsomal- Ethanol Oxidizing-System), responsabile della “tolleranza all’etanolo” e coinvolto anche nel metabolismo di molti altri farmaci, e la catalasi attivata in presenza di un’aumentata concentrazione di perossido di idrogeno (potente sostanza ossidante).

L’acetaldeide è una sostanza di per sé fortemente tossica per l’epatocita, ma anche per le cellule in generale. Si tratta di una sostanza ossidante, in primis, e poi è in grado di legarsi alle proteine di quello che è lo scheletro della cellula (microtubuli e sistema mitocondriale) andando a causare un rigonfiamento (swelling) delle cellule del fegato e andando così ad attivare il sistema immunitario, preposto ad eliminare non solo i nemici esterni ma anche le cellule anomale. Ciò è alla base dei processi infiammatori che si verificano in quest’organo e che possono portare allo sviluppo di epatite acuta da alcol, e se l’alcol causa danni ripetuti, perpetuati nel tempo ed estesi comporta l’attivazione dei processi di riparazione da parte del fegato. Questo suo rimaneggiamento- che si affianca anche alla deposizione di fibre collagene- può esitare in cirrosi, che a sua volta può scompensarsi dando luogo ad ascite, ittero, encefalopatia ed emorragie da varici esofagee… Altro quadro che si può prospettare, caratterizzato comunque da un consistente livello di infiammazione, è quello della steatosi epatica: le cellule del fegato si ingrossano infarcite da trigliceridi (per un aumento della loro sintesi ed una ridotta escrezione) e alterando così l’efficacia funzionale di quest’organo. Si viene a formare, perciò, quello che possiamo chiamare semplicemente “fegato grasso”.

6. L’alcol altera la funzione intestinale

L’alcol ha un effetto irritante sulle mucose, compresa quella dell’intestino tenue. Andando ad irritarla e creando uno stato di infiammazione provoca un’importante alterazione anche delle funzioni cui presiede quest’organo: l’assorbimento delle sostanze nutritive e la separazione dal mondo esterno (di fatto è una superficie ancora più ampia della pelle). L’aumento della permeabilità di questa barriera esita in un aumentato transito di tossine, sia quelle alimentari che quelle prodotte dai batteri presenti nell’intestino, e di batteri stessi, che non faranno altro che affaticare il fegato e attivare il sistema immunitario. Ma le enterotossine, prima di arrivare al fegato inducono una risposta infiammatoria anche nella parete dell’intestino stesso: ecco perché un suo consumo cronico ne affatica la funzionalità (Wang 2010).

7. Gli effetti dell’alcol si ripercutono anche sulla pelle

L’alcol, con la sua epatotossicità, rende il fegato, che si occupa di eliminare le tossine, meno efficiente nel suo operato. Ciò si ripercuote sulla luminosità e pulizia della pelle. In chi fa abuso o ha dipendenza gli effetti sono più eclatanti perché l’alcolismo favorisce carenze alimentari (vedi anche punto successivo); in ogni caso l’alcol favorisce atrofia e disturbi circolatori. L’alterazione dell’equilibrio intestinale favorisce di per sé patologie cutanee (ad esempio le dermatosi correlate a malattie gastrointestinali) ed inoltre la vasta innervazione del sistema nervoso autonomo del tratto digerente è alla base di riflessi viscerocutanei vegetativi, mediati dalle fibre vasomotorie del parasimpatico, con conseguente l’arrossamento della pelle dovuta all’aumento della vasodilatazione. Quando il fegato è molto in difficoltà, inoltre, le mucose e la pelle possono diventare giallastre: si tratta di ittero, ed è legato ad un difetto epato-correlato (in questo caso) del metabolismo della bilirubina.

Non solo. Quando pensiamo all’alcol non dobbiamo limitarci a quello assunto con le bevande. La verità è che la gran parte dei prodotti cosmetici e delle creme presenta un certo livello di alcol. L’alcol è in grado di andare ad intaccare il biofilm lipidico della cute, che funge da importante barriera protettiva. In tal modo queste creme non vanno davvero a nutrire la pelle ma la impoveriscono con conseguente continua necessità di ricorrere alle creme stesse. Particolare attenzione va rivolta ai più piccoli: i neonati non hanno una pelle in grado di produrre un biofilm lipidico come quello degli adulti ed in questo caso i prodotti contenenti alcol svolgono un ruolo ancora più aggressivo. Da qui la necessità di una scelta oculata dei prodotti.

8. L’alcol fa ingrassare e – al tempo stesso- perdere massa muscolare

La famosa “pancetta da alcol” è solo una piccola parte di quello che è l’effetto dell’alcol sul metabolismo. L’alcol è un alimento calorico (7,1 calorie per grammo) che va a creare accumulo di grasso in sede addominale (anche negli organi come il fegato, con il risultato della steatosi) – con conseguente aumento di disfunzioni endocrino-metaboliche, prima fra tutte la resistenza all’insulina– ma al tempo stesso non è nutriente. Si potrebbe dire che sono calorie vuote. Inoltre la sua capacità di inibire la lipolisi fa sì che il grasso presente nell’organismo non possa essere utilizzato. A questo si affianca la capacità dell’alcol di provocare alcuni fenomeni endocrini, come l’aumento del cortisolo (il cui eccesso favorisce anche la sarcopenia, ovvero la carenza di massa muscolare) e l’alterazione del metabolismo degli ormoni steroidei, che influiscono in modo importante sulla distribuzione del grasso corporeo.

L’uso smodato di alcol è associato ad importanti deficit vitaminici: quando si beve la sensazione di fame si riduce e si tende ad alimentarsi di meno ed inoltre le funzioni digestive – intestinali soprattutto- sono compromesse, con successiva ridotta capacità di assimilare queste sostanze.

9. L’alcol causa problemi al cervello

Quando si parla di alcol non conta solo la perdita dei riflessi. Sono di comune riscontro deficit di memoria di entità direttamente correlata al quantitativo di alcol assunto e riduzione del potenziamento della memoria a lungo termine (LTP). Bastano pochi bicchieri per ridurre la capacità di ricordare i dettagli. Nelle donne gli effetti sono più accentuati. Altro fenomeno che si verifica con una certa frequenza, soprattutto in quelli che sono chiamati “bevitori sociali”, è la perdita di coscienza. Se questi sono effetti collaterali del momento, l’assunzione di importanti quantià di alcol perpetuate nel tempo può dar luogo a modificazioni permanenti: il deficit di vitamina B1, la tiamina (normalmente presente in alimenti quali la carne, i cereali, le noci, i legumi e la soia) che si verifica nei soggetti alcolisti – normalmente denutriti- può portare persino ad un grave disturbo mentale, la sindrome di Wernicke-Korsakoff, caratterizzata da encefalopatia e psicosi. Altro tipo di encefalopatia può verificarsi nel momento in cui la funzione del fegato sia compromessa in modo importante: si parlerà ancora di encefalopatia epatica.

Con le tecniche di imaging è possibile ora vedere come l’assunzione di alcol in forti quantità e per lunghi periodi può provocare il rimpicciolimento del cervello e una deficienze di fibre (materia bianca) che trasportano le informazioni tra le cellule nervose (materia grigia).

Anche se gli effetti più eclatanti si riscontrano nei consumatori accaniti, ciò non toglie l’evidente neurotossicità dell’alcol. Sicuramente lo stress ossidativo ha un ruolo importante anche in questo caso

10. L’alcol non è sexy

Nonostante le presunte proprietà afrodisiache, attribuibili alla disinibizione e alla compromissione di alcune facoltà mentali, l’alcol tende ad inibire la risposta sessuale, compromettendo la funzione erettile ed eiaculatoria. Se in piccole quantità tende ad aumentare il desiderio, soprattutto nelle donne in cui porta ad un aumento del flusso sanguigno nelle zone erogene – percepito come eccitazione-, in dosi più imponenti limita l’attività sessuale. L’uso continuativo nel tempo, poi, compromette il circuito della sessualità, dal desiderio all’orgasmo, portando a problemi di sterilità, impotenza e perdita dei caratteri sessuali maschili secondari (peli, tessuto muscolare) con comparsa invece di quelli femminili (ginecomastia, ossia aumento delle mammelle nel maschio). Nelle donne invece possono verificarsi sterilità e problemi mestruali.

Va infine segnalata un’ovvietà cui si tende a non pensare: un alito che sappia di alcol non è particolarmente eccitante, e può spegnere il desiderio in chi sia sobrio.

Conclusioni

L’alcol ha caratteristiche tali per cui il suo consumo dovrebbe essere nullo o comunque molto limitato, giacché già solo le sue qualità ossidanti favoriscono quadri infiammatori. Durante la gravidanza, visto che non è nota la quantità minima in grado di fare danni, sarebbe più cauto astenersi del tutto. Per chi soffra di problemi intestinali, poi, l’assunzione di bevande alcoliche non può far altro che peggiorarle, andando ad alterare la mucosa ed il microbiota.

In conclusione il consumo d’alcol dovrebbe essere sempre una scelta consapevole, poiché non esente da effetti collaterali. E’ meglio, se si desidera bere, puntare a bevande di buona qualità.

 

 

 

http://www.airc.it/prevenzione-tumore/alimentazione/alcol-e-tumori/

http://www.fondazioneserono.org/disabilita/alcolismo/effetti-dellalcool-sul-canale-alimentare-e-sul-pancreas-alcolismo/effetti-dell-alcool-sull-intestino-tenue/

http://www.alcoholnet.net/Manuale%20Club/l’alcol_e_il_suo_metabolismo__complicanze_fisiche_dell’alcolismo.htm

http://www.obesita.it/html/dsnews/12-10-2011/consumo_di_alcol_e_adiposit_addominale.asp

http://alcol.dronet.org/neuro/cervello.html

http://alcol.dronet.org/sociale/sesso.html

http://www.brainfactor.it/?p=1755

 

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