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Il fruttosio: un dolcificante da consumare con moderazione

Il fruttosio è uno zucchero semplice monosaccaride, presente in natura nel miele, nei frutti e nei succhi da loro derivati. In associazione con il glucosio forma il saccarosio. A livello industriale il fruttosio viene estratto dal mais (è il risultato della isomerizzazione del glucosio dell’amido di mais). I vantaggi del fruttosio Il fruttosio presenta alcuni […]

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Il fruttosio è uno zucchero semplice monosaccaride, presente in natura nel miele, nei frutti e nei succhi da loro derivati. In associazione con il glucosio forma il saccarosio. A livello industriale il fruttosio viene estratto dal mais (è il risultato della isomerizzazione del glucosio dell’amido di mais).

I vantaggi del fruttosio

Il fruttosio presenta alcuni punti a favore:

  • dal punto di vista delle calorie è inferiore al saccarosio (3,75 kcal/g anziché 4 kcal/g)
  • ha un maggiore potere dolcificante
  • l’indice glicemico è minore di quello del saccarosio (20 circa anziché 50-70)

 

Non è però così vantaggioso

Il fruttosio, però, in natura si trova all’interno della frutta, dove sono presenti anche altre sostanze in grado di bilanciarlo: potassio, resveratrolo, quercitina, vitamina C… In questo modo si riducono due delle proprietà di questo zucchero:

  • l’aumento di resistenza all’insulina, che è l’ormone che consente l’ingresso di glucosio nelle cellule – di cui è fonte di energia- e la conseguente riduzione dei livelli di glucosio nel sangue
  • la resistenza alla leptina, che è l’ormone prodotto dal tessuto adiposo in grado di segnalare al cervello il senso di sazietà.

Il motivo per cui il fruttosio induce queste reazioni è intuibile dal punto di vista evolutivo: milioni di anni fa, quando le mutazioni climatiche e l’abbassamento delle temperature avevano reso meno disponibili frutta e cibi zuccherini, per i nostri antenati era indispensabile che i livelli di zucchero nel sangue rimanessero sufficienti per permettere al cervello di svolgere le sue funzioni e a garantirne il nutrimento. Era anche conveniente l’accumulo di grasso per avere delle riserve energetiche nei momenti di carenza di fonti alimentari.

Il fruttosio, quindi, promuove una serie di eventi che conducono alla sindrome metabolica:

  • accumulo di grasso
  • produzione di acido urico con conseguente aumento della pressione arteriosa nonché predisposizione alla gotta
  • resistenza insulinica, con aumento della glicemia e deposizione di grasso nel fegato (fenomeno denominato steatosi epatica)
  • aumento di trigliceridi

 

Invecchiamento precoce

Il fruttosio in particolar modo, ma anche il glucosio, è in grado di legarsi alle proteine mediante un processo chiamato glicazione, e creare dei prodotti metabolici, AGEs (Advanced Glicosilation End products) difficili per l’organismo da eliminare e in grado di accelerare i processi di invecchiamento fisiologico. Per approfondire questo tema leggere: AGEs: una battaglia contro l’invecchiamento.

Infiammazione

Il fruttosio è in grado di indurre uno stato infiammatorio con molteplici meccanismi, uno dei quali è l’aumento della modulazione simpatica (ovvero del sistema nervoso simpatico che li innerva) del cuore e dei vasi sanguigni con la contemporanea riduzione dell’attività vagale (ovvero parasimpatica): la conseguenza è l’aumento della resistenza all’insulina e l’aumento di mediatori infiammatori.

Attenzione agli sciroppi

Gli sciroppi – di glucosio, di mais, di agave, di orzo, di riso e via dicendo-  hanno la caratteristica di avere percentuali di fruttosio davvero considerevoli (superiori allo sciroppo di fruttosio stesso). Sono pertanto particolarmente controindicati e vanno consumati con parsimonia.

Consigli per l’uso

E’ bene, in conclusione, non abusare degli zuccheri in generale e cercare di assimilare il fruttosio con la frutta, così da limitarne gli effetti negativi.

 

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