post-title Il corpo umano: nemico o alleato nella malattia?https://sentierodellasalute.com/wp-content/uploads/model-455381_1280.jpg 2016-01-09 11:39:15 yes noInserito da

Il corpo umano: nemico o alleato nella malattia?

In medicina, quando ci si riferisce a tutto ciò che è malattia, spopolano i termini bellici: si parla di “combattere” il problema, “lottare” contro la patologia, usando l’”armamentario terapeutico” in una stremante “battaglia” per la salute. Ecco allora che la Medicina diventa la strategia di “conquista” di quel bene primario e indiscusso che è la […]

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In medicina, quando ci si riferisce a tutto ciò che è malattia, spopolano i termini bellici: si parla di “combattere” il problema, “lottare” contro la patologia, usando l'”armamentario terapeutico” in una stremante “battaglia” per la salute. Ecco allora che la Medicina diventa la strategia di “conquista” di quel bene primario e indiscusso che è la salute.

Una metafora fuorviante

In quest’ottica bellica il corpo, però, non viene più percepito come parte del paziente, ma diventa campo di battaglia, dove medico e malattia si scontrano, mentre il soggetto interessato diventa spettatore inerme in grado solamente di assistere a quello che è un conflitto decisivo per il suo destino.

Per comprendere come si è arrivati a tale percezione è utile la riflessione di Norman Doidge, psichiatra vincitore di importanti premi letterari per il suo best seller “Il cervello infinito”, che ne “Le guarigioni del cervello” illustra come questa visione sia in parte il risultato delle scoperte del Novecento, che hanno condotto all’assoluta centralità del cervello nello svolgimento di molte funzioni. La scoperta del suo controllo del corpo ha fatto sì che si arrivasse a credere che tutto avvenga nel cervello, al punto da considerarlo quasi come un’entità a sé stante rispetto il corpo. Di conseguenza il corpo altro non sarebbe che una mera appendice del cervello, un suo semplice esecutore nonché la struttura entro cui è riposto.

Una relazione biunivoca

Una concezione del genere del corpo umano è limitante e non consente di cogliere il profondo rapporto che contraddistingue il legame tra cervello e restante organismo: vi è una comunicazione continua e biunivoca, garantita dalla fitta rete di neuroni presente entro tutto l’organismo. Questo fa sì che lo scambio di informazioni tra interno ed esterno sia costante e che corpo e mente siano in grado di influenzarsi reciprocamente. Le scoperte degli ultimi anni, proprio riguardo alle reti neuronali distribuite nell’organismo, hanno portato ad identificare delle reti a tal punto fitte ed organizzate da poterle definire “cervelli”. A tal proposito si veda: L’intestino: il nostro secondo cervello sensibile alle emozioni e Il cuore: il nostro terzo cervello con un potente campo elettromagnetico. In tal modo la percezione di corpo umano come mero effettore perde di spessore: l’intreccio con il sistema nervoso è talmente fitto che non ha senso tentare di separarli.

Un passo indietro per andare avanti

Ippocrate riteneva che il corpo fosse la medicina più importante. Si credeva, infatti, che il corpo avesse delle proprie capacità terapeutiche e, scopo di paziente e medico, agendo secondo natura, era quello di elicitarle, garantendo così la guarigione. La percezione ippocratica di medicina era olistica ed era incentrata sull’uomo. Parafrasando Medicus, film che trasmette una diversa percezione di Medico rispetto a quella odierna, il principio è che non ci si deve prendere cura della malattia, ma della persona che ha la malattia. Questa la chiave per sperare di avere i risultati migliori. Questo il messaggio trasmesso anche da capolavori più noti come Patch Adams: “Se si cura una malattia si vince o si perde, se si cura una persona, vi garantisco che in quel caso, si vince qualunque esito abbia la terapia” e “ll punto è che per diventare medici, dobbiamo curare il paziente oltre che la malattia. Dobbiamo tuffarci nelle persone, navigare nel mare dell’umanità”.

Ecco allora che, se ci si prende cura della persona nella sua interezza, si comprende come il suo organismo – il corpo- sia parte integrante da cui non si può prescindere: è una macchina sofisticatissima, che lavora incessantemente per garantire ad ognuno di noi il miglior livello di benessere possibile. Proprio dalla conoscenza di quelle che sono le sue risposte alle diverse condizioni (conoscenza ancora lontana nella sua totalità) può nascere un approccio ottimale alla malattia: quando si parla di corpo umano si ha a che fare con le sue leggi che spesso non corrispondono a quelle che razionalmente si potrebbe pensare in modo intuitivo.

Oltretutto proprio le recenti scoperte scientifiche ci stanno aiutando a comprendere le incredibili potenzialità del corpo umano, in primis la neuroplasticità, ovvero la capacità che il cervello possiede di modificare la propria struttura ed il proprio funzionamento in risposta all’attività e all’esperienza mentale. E l’aspetto forse più peculiare degli sforzi della neurologia è come sempre più medici (e il Dottor Norman Doidge torna ad essere illuminante al riguardo), per sfruttare al meglio le potenzialità della neuroplasticità, stiano cercando un connubio tra le neuroscienze occidentali e le pratiche mediche orientali- saperi che hanno sempre posto al proprio centro l’azione congiunta di energia e mente nella guarigione.

Conclusioni

Viene a quel punto da chiedersi se davvero guardare indietro sia un tornare indietro o se a volte sia indispensabile voltarsi e diventare consapevoli delle tradizioni passate per poter sperare in un progresso migliore. Una certezza rimane: l’uomo, ed il corpo che abita, rimane il fulcro di ogni medicina che si ponga come obiettivo il benessere e la salute dell’uomo stesso. Il corpo, in questo caso, diventa un alleato. Alleato perché è il primo strumento che ciascuno di noi ha a disposizione per conoscersi: educarsi ad ascoltare il proprio corpo può diventare un aspetto cruciale nel sentiero della salute quotidiano.

Cosa significa realmente ascoltare il proprio corpo? E’ un percorso di conoscenza, e come ogni percorso presenta una certa gradualità. E’ importante iniziare a conoscersi nella vita di tutti i giorni, imparare a decifrare le sensazioni più semplici per poi comprendere cosa sta accadendo. Imparare a capire quando si è sazi è la chiave, ad esempio, per evitare di mangiare oltre le proprie capacità ed evitare inutili mal di stomaco e – alla lunga- aumento di peso. Imparare a sentire quando si ha sete consente di bere più frequentemente e avere un buono stato di idratazione. Capire quando il proprio corpo è stanco può diventare lo strumento per andare a letto prima la sera anziché abusare di caffè. Quelle che sembrano piccolezze possono diventare un valido aiuto nella vita di tutti i giorni e nella risoluzione di quelli che sono problemi secondari ad una condotta poco appropriata che spesso ci si autoimpone. Grandi risultati si possono ottenere con piccoli passi. E quella stessa conoscenza del proprio corpo può essere cruciale nella gestione della malattia, in quanto nessuno può conoscere i trucchi per migliorare il proprio stato di benessere quanto il diretto interessato. Ecco cosa significa avere il proprio corpo come alleato: dal rispetto nei suoi confronti nasce il rispetto della propria persona.

 

Norman Doidge. Le guarigioni del cervello; 2015, Ponte delle Grazie Editore

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