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L’Etica del Natale tra illusione e verità.

“Onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di tenerlo con me tutto l’anno”. (Charles Dickens) “L’umanità è una grande e immensa famiglia. Troviamo la dimostrazione di ciò da quello che ci sentiamo nei nostri cuori a Natale”. (Papa Giovanni XXIII) “A Natale puoi, fare quello che non puoi fare mai: riprendere a giocare, riprendere a […]

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“Onorerò il Natale nel mio cuore e cercherò di tenerlo con me tutto l’anno”. (Charles Dickens)

“L’umanità è una grande e immensa famiglia. Troviamo la dimostrazione di ciò da quello che ci sentiamo nei nostri cuori a Natale”. (Papa Giovanni XXIII)

“A Natale puoi,
fare quello che non puoi fare mai:
riprendere a giocare,
riprendere a sognare,
riprendere quel tempo,
che rincorrevi tanto.

E’ Natale e a Natale si può fare di più;
è Natale e a Natale si può amare di più;
è Natale e a Natale si può fare di più per noi;
A Natale puoi”.

Recita così una celebre canzone di uno spot televisivo italiano ormai famoso. Ed è proprio da questa canzone che vogliamo calarci con delicatezza e massima attenzione all’interno di quel mondo fantastico, stupendo chiamato “NATALE”. Fermiamoci un istante. Facciamo silenzio attorno a noi e, come ogni volta, pensiamhs_ChristmasRupniko: siamo davvero sicuri che questo Natale, proprio quello che ci stiamo preparando a vivere, sia un Natale vero? Siamo davvero consapevoli di aver capito il messaggio chiaro e trasparente che questo “Natale” tanto desiderato quanto “consumato” ci sta trasmettendo? O siamo forse presi come sempre da tanta illusoria bontà di facciata da non coglierne nemmeno la minima parte? Ebbene, il Natale è ormai alle porte. E noi uomini cosa siamo chiamati a fare? Come stiamo predisponendo il nostro cuore, la nostra ragione e il nostro spirito di fronte a tale sublimità? Il cammino percorso fin qui ci ha permesso di cogliere tanti aspetti della vita, tante sfumature e situazioni forse sconosciute. Il sentiero della salute, la consapevolezza e il desiderio di stare bene ci hanno condotto verso un cammino nuovo, eccitante, esaltante sotto tutti gli aspetti. Come è bello stare bene, vero? Come si sta bene quando si vive con positività, quando si pensa senza negatività, quando si è in pace con se stessi. Quanto è bello tutto questo!. Tutto ciò assume enorme significato quando ci troviamo di fronte al grande evento del Natale, un’esperienza di vita, verrebbe da dire, in cui la vita stessa e la salute vengono celebrate in tutta la loro onnipotenza. Fermiamoci, dunque, e facciamo silenzio dentro di noi, fuori di noi. Fermiamoci e allontaniamo la frenesia che ci lega a cose effimere. Fermiamoci e contempliamo questa parola che dolcemente ci parla. Apriamo la mente e cerchiamo di vivere questo Natale nel migliore dei modi. Facciamoci provocare dalle domande che abitano nel nostro animo e sforziamoci di trovare le risposte.

Che Natale vorrei quest’anno? Un natale reale e vero oppure materiale e illusorio? Un Natale fatto di piccole azioni significative e nascoste oppure pieno di cliché apparenti e scontati? Che Natale Vorrei? Cos’è, per me, il Natale? Certo, sono interrogativi pesanti e spesso difficili da esaurire, ma allo stesso tempo sono chiavi di lettura che possono aprirci a concezioni diverse e nuove. Sono molti i filosofi, gli scrittori, i poeti, gli uomini di cultura e i personaggi di varie epoche storiche che hanno scritto, meditato, contemplato, gioito e perfino pianto davanti al mistero del Natale. Questo perché? Per il semplice fatto che hanno saputo stupirsi e farsi stupire dalla semplicità di una bambino, dall’amore di una famiglia, da un sentimento nato nella povertà e vissuto in nobiltà. La meraviglia della vita. Ecco cos’è il vero Natale: la divinità che incontra l’umanità, la vita che incontra la morte, il trascendente che viene incontro al limite, il mistero che dona senso alla miseria. Dio che si fa uomo, vive da uomo, muore da uomo. Un paradosso regale, una logica al di là di ogni logica e un’etica ricolma d’amore.

Da qui, dunque, tutto prende senso. Perché il mio Natale deve essere diverso dal solito. Deve scuotermi, cambiarmi, in meglio. Deve durare tutta la vita, e non solo pochi giorni:conversione

Il mio Natale è saper sorridere sempre, anche quando non riesco. Il mio Natale è riscoprire la bellezza di vivere con semplicità e con poco. Il mio Natale è dare senso a ogni giorno della mia vita, anche quando l’inferno mi uccide. Il mio Natale è fare seriamente qualcosa per l’altro, un gesto quotidiano che possa rendermi felice e rendere felice. Il mio Natale è piangere con chi mi ama, sorridere con chi condivide la mia vita. Il mio Natale è lavorare con gusto e godere dei benefici di ciò che faccio. Il mio Natale è coltivare relazioni pulite, belle e durature, stracolme di valori e vuote di false intenzioni. Il mio Natale è saper cambiare, mettermi in discussione, conoscere di più me stesso e smussare quei limiti che non mi rendono uomo. Il mio Natale è combattere l’ipocrisia di ogni giorno e aprire il cuore alla sincerità, è rispettare chi ho davanti senza approfittarne, è saper vivere con realismo senza circondarmi di illusioni. Il mio Natale è misericordia allo stato puro, un abbandono totale di noi stessi nelle braccia eterne della libertà e del perdono. Il mio Natale è spirito, uno spirito che mi conduce attraverso vie impervie e senza paura, uno spirito che mi da la forza di alzarmi ogni giorno e combattere la mia difficile ma spettacolare battaglia esistenziale. Il mio Natale è giustizia, una pace coltivata ogni secondo, una pace che deve cancellare ogni tipo di guerra. Il mio Natale sei tu, che mi stai ascoltando e stai leggendo queste righe. Siamo noi il Natale. Noi che amiamo la vita e sappiamo costruire senso laddove questo non esiste più. Ecco il Natale. Così, molto semplicemente. Proviamo a renderlo reale, tentiamo questa impresa: non vedremo altro che meraviglia.

Di seguito vengono proposti pensieri e interventi di uomini illustri sul Natale:

  • “Natale vuol dire la natività di una persona che ha fatto una rivoluzione per cui l’uomo non deve odiare l’altro ma amarlo. Nessuna religione ha espresso tanta bellezza come la nostra”. (Vittorio Sgarbi)
  • “Ci sembra poco che fra tutti i milioni di donne della terra soltanto Maria fosse l’unica eletta che doveva partorire l’Uomo-Dio Gesù? Ci sembra poco l’essere madre di Colui che doveva rendere felice l’intero genere umano e grazie al quale l’uomo sarebbe divenuto un’immagine della divinità e l’erede di tutte le sue beatitudini?”. (G. Fichte)
  • “Cristo è suo figlio, carne della sua carne e frutto delle sue viscere. Ella lo ha portato per nove mesi e gli darà il seno e il suo latte diventerà il sangue di Dio. Ella sente insieme che il Cristo è suo figlio, il suo piccolo, e che egli è Dio. Ella lo guarda e pensa: «Questo Dio è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. Egli è fatto di me, ha i miei occhi e questa forma della sua bocca è la forma della mia. Egli mi assomiglia. È Dio e mi assomiglia!». Nessuna donna ha avuto in questo modo il suo Dio per lei sola. Un Dio piccolissimo che si può prendere tra le braccia e coprire di baci, un Dio tutto caldo che sorride e respira, un Dio che si può toccare e vive”. (Jean Paul Sartre)
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