post-title Per Natale compri un regalo o prepari un dono? https://sentierodellasalute.com/wp-content/uploads/gift-553132_1920.jpg 2015-12-21 09:59:22 yes no Inserito da

Per Natale compri un regalo o prepari un dono?

Ogni anno il clichè faticosamente si ripete e ci troviamo ancora una volta immersi nella nevrosi da regali di Natale, arrovellandoci su cosa comprare, cosa “riciclare“, ricordandoci cosa abbiamo già comprato e soprattutto spendendo tempo a pensare a chi desideriamo regalare qualcosa e per chi “ci sentiamo in obbligo” di farlo. E‘ la logica stressante […]

Print Friendly, PDF & Email
Inserito da

Ogni anno il clichè faticosamente si ripete e ci troviamo ancora una volta immersi nella nevrosi da regali di Natale, arrovellandoci su cosa comprare, cosa “riciclare“, ricordandoci cosa abbiamo già comprato e soprattutto spendendo tempo a pensare a chi desideriamo regalare qualcosa e per chi “ci sentiamo in obbligo” di farlo. E‘ la logica stressante del consumismo natalizio che appesantisce questi giorni d’attesa e sciupa la bellezza dell’autenticità del dono. C’è chi nel tempo ha maturato una sorte di avversione per il Natale, chi pianifica per tempo viaggi esotici per mistificare una sorta di fuga da questa mania collettiva, chi invece si lascia conquistare dal meccanismo e si accalca nella gran corsa all’acquisto, bramando il momento dell’apertura dei pacchetti scintillanti.

Esiste un’altra strada? C’è un modo per vivere in salute e benessere lo scambio dei doni di Natale e non con l’affanno e l’emicrania? Proviamo a riflettere sul senso psicologico e sullo spirito del dono e poi ciascuno troverà la sua risposta.

Regalare e Donare non sono sinonimi

Quando mi trovo a rispondere a pesanti interrogativi o a prendere cruciali decisioni trovo di grande utilità rifugiarmi nell’etimologia delle parole: questo perchè le parole hanno un significato intrinseco che talvolta ci fornisce le risposte tanto anelate. Le parole inoltre costituiscono l’essenza dei nostri pensieri e come abbiamo più volte scritto in questo blog: pensare a come pensare contribuisce al nostro benessere.

magnifier-389900_1920Dunque, consultando un dizionario possiamo leggere che il sostantivo maschile Regalo significa: “L’oggetto offerto per cortesia o per affetto nell’ambito di rapporti di consuetudine o di familiarità, di solito in un‘occasione determinata”. Ecco allora che prende forma quel senso d’ansia che ci accompagna mentre attraversiamo a grandi falcate le corsie dei centri commerciali: siamo a caccia di oggetti e siamo inseguiti dall’obbligo sociale di soddisfare le attese degli altri o di ripagare ad una soddisfazione precedentemente goduta.

L’oggetto-regalo dal punto di vista psicologico può assumere diverse forme:

  • il regalo egoista quando si vuole fare un piacere a se stessi nell’acquistare qualcosa
  • il regalo narcisista se invece si vuole affermare la propria superiorità sull’altro
  • il regalo sostitutivo quando ha una funzione compensatoria per una carenza di rapporti affettivi

 

C’è anche una variante più manipolatoria che spesso si inserisce nelle relazioni genitori-figli: il regalo come un premio per una buona condotta durante l’anno, a volte minacciandone l’assenza per cattiva condotta (“se non fai il bravo quest’anno niente regali!“). In questo modo il regalo natalizio prende totalmente una funzione strumentale, diventa l’oggetto premio per il bambino ideale che ha corrisposto alle aspettative dei suoi genitori.

“Quanto” e non “Oggetto”, “Liberalità” e non “Consuetudine”

Proviamo a cercare sullo stesso dizionario il significato del sostantivo maschile Doindexno: Quanto viene dato per pura liberalità, per concessione disinteressata o abnegazione, per grazia divina”. Dono è una parola carica di attesa, di speranza, di bene. Il dono ha un carattere prettamente simbolico e non è scindibile dalla persona proprio perchè è la misura del “quanto“ e non del “cosa“ si trasferisce all’altro. Se scartando un regalo possiamo sentirci appagati, ricevendo un dono ci sentiamo amati, riconosciuti, accolti: “In ogni caso il dono onora, celebra un legame, un affetto, nella sua condizione temporale, nella gratitudine che viene dal passato e mira alla coltivazione, nel futuro, di una buona relazione, verso la quale ci si sente volentieri e liberamente in obbligo” (E. Parolari, 2006).

Donare significa legarsi all’Altro

In altre parole il dono implica l’Altro e costruisce o consolida una relazione; riprendendo Jacques T. Godbout in “Lo spirito del dono”: “Definiamo dono ogni prestazione di beni o servizi effettuata, senza garanzia di restituzione, al fine di creare, alimentare o ricreare il legame sociale tra le persone”. La possibilità del dono non può essere compresa se non all’interno della relazione e la sua ragion d’essere consiste in un atto libero e gratuito. A questo proposito è tutt’ora vivo il dibattito tra antropologi, psicologi, sociologi, economisti, schierando i diversi autori tra chi (Mauss) considera possibile donare in modo disinteressato e chi invece (Deridda) non ammette la gratuità autentica, intesa come esclusione di ogni forma di contraccambio, anche la gratificazione.

E‘ possibile infatti donare senza sperare di ricevere nulla in cambio?

Esiste davvero il dono disinteressato?

Come scrive D. F. Wallace “A chiunque è stato dato assai, assai sarà ridomandato”?

O come scrive S. Paolo nella lettera ai Romani “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”?

Proviamo a riformulare l’interrogativo in: Cosa differenzia il dono utilitaristico dal dono gratuito?

Il dono apre allo scambio e lo scambio implica impegno: il punto è con che attitudine intendiamo donare; se per trarne un egoistico vantaggio (allora in dono si ridurrebbe a regalo strumentale) o se per ricevere qualcosa dell’Altro perdendo qualcosa di noi stessi (allora il dono è un mezzo di flower-22656_1920relazione). Il dono non può essere scisso dal contesto sociale e dalla trama relazionale che lo ospita: le dinamiche umane di comunicazione sono circolari e spesso ricorsive. Va da sé che il dono implica comunque una mutua risposta da parte dell’altro. Ciascuno tuttavia può preparare un dono in una logica di benessere proprio e dell’altro e aumentare le probabilità di ricevere altrettanto bene dal destinatario del dono o anche da una terza parte. Nei sistemi di relazioni, infatti, quando si immette energia positiva si attiva un ciclo produttivo di energie che comunque premia chi ha avviato il meccanismo. Parimenti innestando energie negative nel sistema presto o tardi l’energia negativa tornerà al mittente.

 

La dinamica del dono

Seguendo la Teoria del Dono di Marcel Mauss tre sono i momenti che caratterizzano la dinamica del dono: dare, ricevere, contraccambiare. Secondo l’autore, inoltre, attraverso il dono ciascuno cerca di trovare un proprio posto nella società, intesa appunto come insieme di scambi sociali basati sul dono. La “tensione alla perdita” è insita nella dinamica poiché chi dona rinuncia a qualcosa di sé per donarlo a qualcuno; a sua volta chi riceve sa che a sua volta dovrà ricambiare, dunque a rinunciare a qualcosa di sé, per ristabilire gli equilibri nella relazione. Il bello del donare sembrerebbe quindi privarsi di qualcosa nella logica della felicità dell’altro; una prospettiva di riflessione curiosa per l’uomo del terzo millennio che possiede tutto e non vuole rinunciare a nulla!

“La vera felicità del dono è tutta nell’immaginazione della felicità del destinatario: e ciò significa scegliere, impiegare tempo, uscire dai propri binari, pensare l’altro come un soggetto: il contrario della smemoratezza. Di tutto ciò quasi nessuno è più capace. Nel migliore dei casi uno regala ciò che desidererebbe per sé, ma di qualità leggermente inferiore” (T. Adorno, 1951).

Tornando allora all’interrogativo iniziale il dono non può essere fine a se stesso ed è il seme della reciprocità tra individui. Secondo Mauss, in più, l’oggetto donato porta con sé un’anima che costituisce l’identità del donatore, per cui il destinatario non riceve soltanto un oggetto ma anche l’associazione di quell’oggetto con l’identità del donatore. Ricordiamoci ancora una volta che il dono non è scindibile dalla persona. Nella logica della reciprocità, tuttavia, bisogna sapere donare e anche saper ricevere: in questo occorre sottolineare il concetto di libertà anche del ricevente oltre che del donatore. Infatti ricevere un dono vuol dire accettare l’altro e la continuità della relazione, significa sentirsi poi in dovere di ricambiare. Per questo a volte di parla di dono-debito.

Il mio dono di Natale

Il tempo scorre, l’attesa del Natale si riduce e siamo ancora qui con il dilemma dei regali.

Se desideriamo, coraggiosamente, uscire dallo snervante vincolo consumistico possiamo provare a chiamarli doni mettendoci in una prospettiva, forse più faticosa, di ascolto di noi stessi e di osservazione degli altri. Preparare un dono richiede più tempo che acquistare, magari con un click on line, un oggetto. Se però ci mettiamo davvero qualcosa di noi stessi, fors’anche sacrificando del nostro preziosissimo tempo, e lo facciamo pensando al nostro bene e a bene dell’altro, allora avremo una ricompensa molto maggiore di un sorriso di circostanza, e soprattutto avremo inserito energia positiva e vitale nella relazione.

Preparando un dono chiediamoci:

Che relazione desidero costruire con l’Altro?gift-687263_1280

Cosa di me desidero che l’Altro riceva? Cosa sono disposto a perdere di me stesso?

Cosa posso fare per mettere l’Altro nelle condizioni di ricevere il mio dono e di poter ricambiare a suo modo?

Come posso prepararmi all’eventualità che l’Altro non accolga il mio dono?

E il dono prende forma, tempo, spazio, energia. E la mente inizia a generare liberandosi dalla stagnazione del pensiero che la costringeva ad inseguire oggetti e materia.

Concentriamoci ora su noi stessi e apprezziamo la sensazione che scaturisce da questa nuova consapevolezza: “Vi è più gioia nel dare che nel ricevere (At 20,35)“

Buoni doni, doni buoni! E questo è il mio dono per chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui:

Tratto da Grazia Deledda, “Il dono di Natale”

“In una cappella sorgeva il presepio, con una montagna fatta di sughero e rivestita di muschio: i Re Magi scendevano cauti da un sentiero erto, e una cometa d’oro illuminava loro la via.

Tutto era bello, tutto era luce e gioia. I Re potenti scendevano dai loro troni per portare in dono il loro amore e le loro ricchezze al figlio dei poveri, a Gesù nato in una stalla; gli astri li guidavano; il sangue di Cristo, morto poi per la felicità degli uomini, pioveva sui cespugli e faceva sbocciare le rose; pioveva sugli alberi per far maturare i frutti.

Così la madre aveva insegnato a Felle e così era.christmas-card-566305_1920

– Gloria, gloria – cantavano i preti sull’altare: e il popolo rispondeva:

– Gloria a Dio nel più alto dei cieli.

E pace in terra agli uomini di buona volontà.

Felle cantava anche lui, e sentiva che questa gioia che gli riempiva il cuore era il più bel dono che Gesù gli mandava.”

 

Bibliografia

T. W. Adorno, Minima moralia. Meditazioni della vita offesa, trad. it., Einaudi, Torino 1994 (ed. originale 1951)

M. Anspach, Cosa significa ricambiare? Dono e reciprocità, 2011, in AA.VV., Cosa significa donare?, Guida, Napoli 2011.

J.T. Godbout, Lo spirito del dono, Bollati Boringhieri, Torino, 1993.

T. Mauss, Saggio sul dono, Einaudi, Torino, 2002.

E. Parolari, Debito buono e debito cattivo.La psicologia del dono, in Tredimensioni n°3, p. 31-45, 2006.

 

Print Friendly, PDF & Email

Latest News on Your Doctor's Blog

Sto caricando…