post-title Sentire o ascoltare? https://sentierodellasalute.com/wp-content/uploads/1-articolo-ascolto.jpg 2015-07-20 14:17:44 yes no Inserito da

Sentire o ascoltare?

“Un ascoltatore sveglio e intelligente sa sempre trarre profitto da chi parla, sia che abbia successo, sia che fallisca, perché certi difetti – quali la povertà concettuale e di espressione, l’atteggiamento incivile, la smania di accattivarsi a tutti i costi il consenso, accompagnata da una rozza e ridicola ostentazione di sé – si colgono in […]

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Plutarch2 “Un ascoltatore sveglio e intelligente sa sempre trarre profitto da chi parla, sia che abbia successo, sia che fallisca, perché certi difetti – quali la povertà concettuale e di espressione, l’atteggiamento incivile, la smania di accattivarsi a tutti i costi il consenso, accompagnata da una rozza e ridicola ostentazione di sé – si colgono in modo più evidente negli altri quando ascoltiamo che non quando parliamo.” (Plutarco)

Quando tentiamo di ascoltare un amico, una persona cara o addirittura noi stessi, siamo davvero così sicuri di cogliere fino in fondo ciò che l’altro o il nostro animo vogliono dirci? Sappiamo ascoltare o semplicemente ci fermiamo al puro “sentire”? Addentriamoci con curiosità e con un pizzico di sana filosofia in questo tema oggigiorno sempre più attuale. In un mondo alquanto disorientato, l’uomo deve essere in grado di recuperare il senso della propria dignità, e l’ascolto è uno dei mezzi e strumenti più efficaci che ha a disposizione per raggiungere tale obiettivo. Più che mezzo, diciamo che l’ascolto è un compito, una sorta di missione interiore che deve aiutarci a predisporre la nostra mente e le nostre orecchie verso quella che viene definita “filosofia della simpatia”, dove per simpatia si intende “comprensione”, “partecipazione”, “sentire in modo profondo”. Plutarco aveva ragione quando diceva che chi sa ben ascoltare sa trarre una continua ricchezza da chi parla.

Quante volte anche a noi è capitato di sentire in modo superficiale ma mai ascoltare! Quante volte abbiamo altresì percepito che quell’amico che sta di fronte a noi e con il quale abbiamo condiviso un pensiero o una gioia importante, ha mostrato disinteresse e distrazione di fronte alle nostre parole? Ebbene, l’invito di Plutarco, che è poi l’invito di chi sa che dietro l’ascolto vero c’è sempre una enorme ricchezza, è oggi più che mai necessario. E dire necessario vuol dire “apoditticamente urgente”.

Dobbiamo disporci all’ascolto con animo disponibile e pacato, come fossimo invitati a un banchetto sacro o alle cerimonie preliminari di un sacrificio, elogiando l’efficacia di chi parla nei passaggi riusciti e apprezzando perlomeno la buona volontà di chi espone in pubblico le proprie opinioni e cerca di convincere gli altri ricorrendo agli stessi ragionamenti che hanno persuaso lui. Non dobbiamo pensare che gli esiti felici dipendano dalla fortuna o che vengano da soli, ma che siano piuttosto frutto di applicazione, duro lavoro e studio, e perciò, spinti da sentimenti di ammirazione e di emulazione, dovremo cercare di imitarli; in caso di insuccesso, invece, è necessario rivolgere la nostra attenzione alle cause e alle ragioni che l’hanno determinato. Senofonte dice che i bravi padroni di casa sanno trarre profitto dagli amici e dai nemici: così le persone sveglie e attente sanno trarre beneficio da chi parla non solo quando ha successo ma anche quando fallisce, perché, la pochezza concettuale, la vacuità espressiva, il portamento volgare, la smania, non disgiunta da goffo compiacimento, di consenso e gli altri consimili difetti ci appaiono con più evidenza negli altri quando ascoltiamo che in noi stessi quando parliamo. Dobbiamo perciò trasferire il giudizio da chi parla a noi stessi, valutando se anche noi non cadiamo inconsciamente in qualche errore del genere. Non c’è cosa al mondo più facile di criticare il prossimo, ma è atteggiamento inutile e vano se non ci porta a correggere o prevenire analoghi errori. Di fronte a chi sbaglia non dobbiamo esitare a ripetere in continuazione a noi stessi il detto di Platone: «Sono forse anch’io così?». Come negli occhi di chi ci sta vicino vediamo riflettersi i nostri, così dobbiamo ravvisare i nostri discorsi in quelli degli altri, per evitare di disprezzarli con eccessiva durezza e per essere noi stessi più sorvegliati quando arriva il nostro turno di parlare“. (da Plutarco, L’educazione, traduzione e note di Giuliano Pisani, Ed. Biblioteca dell’Immagine, Pordenone, 1994, pp. 161-187.)

Imparare l’arte dell’ascolto, quindi, significa educare il nostro cuore e il nostro animo alla pazienza, al rispetto e alla comprensione. Solo quando arriveremo a comprendere sapremo di conseguenza anche amare. E l’amore è la forma più alta dell’ascolto, perché ci rende imagesun tutt’uno con la persona a cui tendiamo le nostre orecchie, ci rende unici perché spesso non è facile mantenere un equilibrio in questo campo, ci rende emotivamente coinvolti e meno superficiali. Ascoltare, vivere, crescere, sono tutti termini che devono stimolare ciascuno a vivere con impegno. Filosoficamente parlando, siamo chiamati a coltivare “l’essenza di ciò che siamo per cogliere l’essenza di ciò che viviamo e l’essenza di coloro con i quali viviamo”. La vita, lo sappiamo bene, è una continua sfida, un continuo lottare per camminare, per rimanere in piedi, una lotta non sempre facile ma nemmeno sempre difficile, una battaglia positiva che ha un solo e unico obiettivo: la realizzazione. E l’ascolto, quindi, è un aspetto di questa vita, un sano esercizio creato apposta per formare la nostra mente, aprire il nostro cuore, educare la nostra anima.

Di seguito vengono proposti, in chiave del tutto simpatica e riflessiva, alcuni aforismi di filosofi e pensatori che hanno, come noi, voluto dedicare tempo all’ascolto, rendendo questo un’arte di vita:

1. Quando colui che ascolta non capisce colui che parla e colui che parla non sa cosa stia dicendo: questa è filosofia. (Voltaire)

2. Presta a tutti il tuo orecchio, a pochi la tua voce. (William Shakespeare)

3. La verità è tanto più difficile da sentire quanto più a lungo la si è taciuta. (Anne Frank)

4. Gli uomini si fidano delle orecchie meno che degli occhi. (Erodoto)

5. Come sentiamo, così vogliamo essere sentiti. (Hugo von Hofmannsthal)

6. Gli dei hanno dato agli uomini due orecchie e una bocca per poter ascoltare il doppio e parlare la metà (Talete)

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