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“…cosa intendevi dire?” La comunicazione oltre le parole

Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione. Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo Comunicare è difficile, ma averne consapevolezza è il primo step per potere impegnarsi nel farlo con successo. Comunichiamo continuamente, tutti i secondi, anche senza dire una parola. Così come ogni parola ha uno o più significati, anche la […]

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Il fallimento di una relazione è quasi sempre un fallimento di comunicazione.
Zygmunt Bauman, sociologo e filosofo

Comunicare è difficile, ma averne consapevolezza è il primo step per potere impegnarsi nel farlo con successo. Comunichiamo continuamente, tutti i secondi, anche senza dire una parola. Così come ogni parola ha uno o più significati, anche la comunicazione non verbale, la quale include la postura, la gestualità, lo sguardo, i silenzi, l’intonazione, il volume, ecc., si riveste di notevole importanza, infatti acquisisce un significato in relazione al contesto in cui la comunicazione avviene.

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L’intenzionalità della comunicazione

Analizzando i processi sottostanti la produzione linguistica, risulta importante sottolineare che quando due persone comunicano è in gioco un processo di intenzionalizzazione reciproco e dinamico, in cui il parlante produce un effetto sul ricevente mostrandogli la propria intenzione, mentre il ricevente interpreta l’intenzione di colui che parla attraverso un processo di reintenzionalizzazione (Green, 1996; Sperber & Wilson, 1986). Questo processo è il perno attorno a cui ruota la dinamica della comunicazione.

Possiamo distinguere in primis la comunicazione intenzionale da quella non intenzionale, tra le quali si dispiega un continuum di modulazione delle intenzioni. Sono due gli elementi che permettono di discernere lungo quale variazione intenzionale ci si trova.

Il primo elemento è la coscienza, intesa come insieme delle proprietà necessarie affinché vi sia consapevolezza cognitiva delle proprie scelte. È un metaprocesso che interviene nel determinare il corso delle azioni durante tutto il processo della comunicazione intenzionale, presiedendo alle funzioni mnestiche, in particolare alla memoria di lavoro, ed è caratterizzata da un grado variabile di intenzionalità, essendo orientata verso qualcosa (Zelazo, 1999). Quando non vi è consapevolezza si agisce in modo automatico, è il caso, ad esempio, del movimento del capo per accennare ad un saluto.

Il secondo elemento è l’attenzione che, secondo il modello di Shallice (1988), prevede l’esistenza di due sistemi di regolazione del comportamento. Il primo è nominato Sistema di Selezione Competitiva (SSC) ed interviene con basso investimento di risorse attentive al fine di attivare automaticamente una serie di azioni e comportamenti. Il secondo, detto Sistema Attenzionale Supervisore (SAS), interviene nella presa di decisioni consapevoli, soprattutto in compiti complessi, con un intervento diretto del soggetto ed una maggiore attivazione delle risorse attentive.

Entrambi i sistemi hanno accesso alla rappresentazione del soggetto del mondo esterno e delle intenzioni ed operano in modo strategico orientando le scelte comunicative all’interno di un determinato contesto, grazie anche alla modulazione costante dell’intervento del SSC per favorire una maggiore economia delle risorse del sistema cognitivo (Balconi, 2008).

Quando entrambe sono presenti ad alti livelli di attivazione si parla di intenzionalità della comunicazione. Ma cosa vuol dire? Si intende una comunicazione che alla base è guidata da uno stato mentale orientato verso qualcosa/qualcuno e che, per poter essere messa in atto, viene supportata da un’azione intenzionale, ovvero dalla rappresentazione di un obiettivo, che implichi la capacità di discernere tra mezzi e fini (Csibra, 2004; Tomasello, 1999).

Funzioni coinvolte nella comunicazione

Vi sono diversi livelli da cui la comunicazione prende forma e da cui emerge una maggiore o minore efficacia dell’atto comunicativo; esso avviene a partire da un livello più elementare fino a raggiungerne uno più complesso e astratto.

Come teorizzato nel modello gerarchico dell’azione di Stuss e Benson (1986), la comunicazione prende avvio, secondo una sequenza gerarchica, dapprima ad un livello di selezione e valutazione, seguono le funzioni esecutive di supervisione ed, infine, sono attive le funzioni di autoriflessione.

Il primo livello elabora le informazioni sensoriali e le conoscenze elementari in modo automatico e non controllabile consapevolmente. Quando queste informazioni raggiungono la coscienza e risultano salienti per la focalizzazione dell’attenzione si passa al livello successivo.

Ad un secondo livello, avvengono quattro processi, i quali rendono la comunicazione intenzionale a tutti gli effetti: l’anticipazione dell’azione, la selezione dell’obiettivo, la pianificazione delle scelte strategiche e il monitoraggio costante.

L’ultimo livello presiede un processo che riguarda le funzioni cognitive superiori e consente di sviluppare l’autoconsapevolezza rispetto alle proprie scelte intenzionali e di incrementare la conoscenza dei propri processi cognitivi avviando un processo metacognitivo. Quest’ultimo livello fornisce alle persone una mappa astratta e complessiva del mondo per guidare le azioni e le scelte in relazione al contesto e all’altro.

La comunicazione nella relazione

mani anziani-2Quando vi è un intoppo in uno o più di questi livelli, allora è probabile che la comunicazione non funzioni. Spesso capitano incomprensioni che diventano causa di comportamenti incompresi e di relazioni compromesse. È importante infatti ricordare che la comunicazione, in ogni sua componente, ha una valenza sociale, ovvero fa sempre riferimento ad un parlante e ad uno o più riceventi, i quali vengono messi in relazione attraverso più interazioni significative nel corso del tempo.

Infatti, essendo l’attività intenzionale un’attività di un agente indirizzata verso qualcosa o qualcuno diverso da sé, avere un’intenzione implica anche essere in grado di formulare la distinzione tra sé, l’altro e il mondo esterno (Balconi, 2002).

Evidenziare la complessità del processo comunicativo svolto dalle componenti cognitive funge da supporto per ognuno di noi per provare a comprendere che, a volte, le difficoltà comunicative possono essere rese meno gravose per la relazione se si fa uno sforzo verso l’altro, cercando di capire, oltre alla parola o frase in sé, l’intenzione con cui ognuno di noi è mosso verso qualcosa o qualcuno. Esaminare questo aspetto implica fare un passo indietro rispetto alla propria interpretazione di ciò che viene detto, ma due passi in avanti per comprendere l’altro.

 

In conclusione, la buona comunicazione, o meglio, lo sforzo per poter comunicare e comprendere l’intenzionalità dei parlanti, è uno strumento utilissimo per rafforzare le relazioni.

 

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