post-title Il DNA può generare campi elettromagnetici: la scoperta di Montagnierhttps://sentierodellasalute.com/wp-content/uploads/dna-163466_1280.jpg 2015-11-12 10:03:29 yes noInserito da

Il DNA può generare campi elettromagnetici: la scoperta di Montagnier

Il DNA è capace di generare campi elettromagnetici di frequenza ultra bassa in grado di propagare le informazioni in esso contenute. Questo è quanto scoperto da Luc Montagnier, premio nobel per la medicina nel 2008, ed il suo team. Il DNA si comporta come un’antenna biologica ricetrasmittente, assimilabile ad un circuito elettromagnetico oscillante: in forti diluizioni di acqua, […]

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Il DNA è capace di generare campi elettromagnetici di frequenza ultra bassa in grado di propagare le informazioni in esso contenute. Questo è quanto scoperto da Luc Montagnier, premio nobel per la medicina nel 2008, ed il suo team. Il DNA si comporta come un’antenna biologica ricetrasmittente, assimilabile ad un circuito elettromagnetico oscillante: in forti diluizioni di acqua, o nel plasma di tessuti malati, emette onde elettromagnetiche a bassa frequenza.

La scoperta

La ricerca nacque dall’osservazione di un curioso fenomeno riguardante un batterio che frequentemente si riscontra in presenza del virus dell’immunodeficienza umana (HIV), il Mycoplasma Pirum, microrganismo con la predilezione dei linfociti [cellule deputate al mantenimento dell’immunità]. Montagnier e colleghi stavano provando a separare il batterio (di dimensioni di 300 nanometri) dalle particelle virali (di 120 nanometri) per mezzo di filtri sterili di 100 e 20 nanometri (nm, un miliardesimo di metro). Ottennero però un filtrato completamente sterile, come verificarono servendosi di due raffinate tecniche che consentono l’amplificazione di frammenti di acidi nucleici: la PCR e la nasted PCR. Ciononostante, quando il filtrato fu incubato con linfociti umani – opportunamente controllati per verificare che non fossero infetti dal batterio- si riscontrò la presenza del Mycoplasma con tutte le sue caratteristiche. Ciò significa che il batterio si era formato in assenza di materiale genetico che contenesse le informazioni necessarie. L’unico dettaglio riscontrato fu l’emissione di onde elettromagnetiche a bassa frequenza da parte di soluzioni diluite del filtrato.

In altre parole: questo batterio era venuto a formarsi anche in assenza di nucleotidi contenenti le informazioni per generarlo. Questo implica la possibilità di una trasmissione delle informazioni che trascende il DNA stesso. E il meccanismo che rende possibile tale evento è la capacità da parte del DNA di generare delle onde elettromagnetiche a frequenza ultra bassa (500-3000 Hz) in certe diluizioni di acqua del filtrato (100 nm, 20 nm) a partire da colture di microorganismi o dal plasma di umani infetti. Il DNA, quindi, può emettere segnali che inducono la formazione di nanoconi di acqua che a loro volta possono trasmettere delle informazioni utilizzabili per la lettura del DNA. Se le basi del DNA sono ossidate, inoltre, il DNA funzionerebbe da antenna per via degli elettroni carichi: sarebbe in grado sia di emettere che di ricevere informazioni e si potrebbe parlare di comunicazione bidirezionale.

Alcune peculiarità

I segnali elettromagnetici non sono correlati in modo lineare al numero iniziale di cellule batteriche del filtrato ed i campi elettromagnetici sono stati osservati solamente in alcuni tipi di diluizione. Giacché la dimensione delle strutture in grado di indurre campi elettromagnetici è compresa tra i 20 ed i 100 nm, si parla di nanostrutture in particolare di nanostrutture d’acqua.

Inoltre la capcità del DNA di generare queste onde non è propria di tutti i microrganismi: i Lactobacilli, ad esempio, ospiti graditi del microbiota intestinale, non ne sono capaci, così come alcuni ceppi di E.Coli usati come vettori di clonazione il laboratorio.

L’importanza cruciale di questa scoperta consiste nel fatto che i campi elettromagnetici prodotti dalle nanostrutture sono resistenti al trattamento con gli enzimi che normalmente sono in grado di agire sui nucleotidi come la RNAsi, la DNAsi ed altre proteasi. Le temperature possono invece interferire: sopra i 70°C e sotto i -80°C. Ciononostante quando si ha a che fare con brevi sequenze di DNA purificato la sensibilità alla temperatura si riduce.

Le implicazioni

I primi risultati furono ottenuti con filtrazioni specifiche, con alte diluizioni di acqua, agitando meccanicamente ogni diluizione e stimolando con un fondo elettromagnetico a frequenze molto basse. Il DNA ha bisogno infatti di essere stimolato dalla frequenza di onde di 7 Hz, frequenza peraltro ampiamente presente in natura (ad esempio quelle prodotte dal cervello).

Esperimenti successivi mostrarono come le nanostrutture di acqua ed i loro campi elettromagnetici siano in grado di perpetuare l’informazione di DNA anche in sua assenza. Tutto ciò lascia intendere che il DNA del Mycoplasma Pirum di cui si parlava all’inizio, in presenza di cellule eucariote – linfociti nella fattispecie- sia in grado di avviare la sintesi di tutte le componenti del Mycoplasma stesso generandone uno nuovo ed in tal modo una singola cellula di mycoplasma può essere all’origine di un’intera infezione.

Risvolti medici

Lo studio di campioni di plasma di pazienti che presentino infezioni o malattie croniche consente di individuare questo genere di messaggi elettromagnetici, a patto che esso non venga congelato a temperature più fredde di -70°C. Sono infatti numerose le specie batteriche il cui genoma è in grado di generare un campo elettromagnetico, ed ognuna di esse ha uno spettro di emissione in frequenza specifico. Alcuni esempi sono B Streptococcus, Staphylococcus aureus, Pseudomonas aeruginosa, Proteus mirabilis, Bacillus subtilis, Salmonella e Clostridium perfringens. Esistono molte infezioni che rimangono latenti, che si possono definire “fredde” poiché non sono rilevate dal sistema immunitario: per studiarle attualmente è necessario ricorrere alla PCR (Polymerase Chain Reaction). Se si considera che le specie batteriche o virali possono generare dei campi elettromagnetici ci si spiega perché persisterebbero pur sfuggendo al sistema immunitario: le informazioni passerebbero attraverso l’acqua plasmatica.

Campi elettromagnetici, inoltre, sono stati riscontrati anche in persone con patologie di cui non è nota l’eziologia infettiva come Alzheimer, Parkinson, sclerosi multipla, varie neuropatie, artrite reumatoide. Questo apre la possibilità che in verità vi sia un coinvolgimento di virus o batteri nella genesi di queste problematiche.

Particolare attenzione, poi, è stata rivolta da Montagnier e colleghi al virus dell’immunodeficienza umana: campi elettromagnetici generati da sequenze di DNA dell’HIV sono state riscontrate in pazienti in cui la terapia antiretrovirale aveva avuto effetti positivi con scomparsa delle copie di RNA virale nel sangue. Il fatto che, nonostante questo importante risultato della terapia, alla sua sospensione ricominci la moltiplicazione del virus significa che esiste un reservoir non accessibile da parte delle cure classiche. Queste considerazioni non solo aprono la porta ad un nuovo possibile tipo di marker biologico, ovvero l’utilizzo di campi elettromagnetici per rilevare la presenza di DNA, ma rendono la rilevazione di campi elettromagnetici uno strumento d’avanguardia per valutare l’efficacia di future terapie. Altro dato di interesse è che anche le frazioni di globuli rossi includono DNA che emette tali segnali: visto che gli eritrociti non contengono DNA e il virus HIV non si lega alle membrane eritrocitarie, ciò significa che la terapia induce nei pazienti il rilascio plasmatico di una sequenza del DNA di HIV come se l’inibizione dell’infezione nella fase di trascrizione inversa stesse spingendo il virus a un livello basso di replicazione usando solo templates circolanti di DNA.

 

Montagnier L, Aissa L, Del Giudice E, Lavallee C, Tedeschi A, and Vitiello G. DNA waves and water Journal of Physics: Conference Series 306 (2011) 1-10
Intervento di Luc Montagnier alla conferenza presso l’Expo del 30 maggio 2015: Invecchiamento e prevenzione delle patologie croniche- The future of medicine in the light of interdisciplinarity

http://www.informa7.it/biologia-e-neuroscienze-onde-elettromagnetiche-del-dna-parte1

 

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