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I dolcificanti artificiali sono un pericolo per la salute e per l’ambiente

Negli ultimi anni i dolcificanti artificiali (per brevità DA) sono stati utilizzati in modo sempre più esteso per la possibilità di edulcorare gli alimenti con la promessa di non introdurre calorie a discapito della dieta. Ma è davvero una buona idea consumare questi prodotti di sintesi? Un consumo di massa I DA sono stati introdotti […]

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Negli ultimi anni i dolcificanti artificiali (per brevità DA) sono stati utilizzati in modo sempre più esteso per la possibilità di edulcorare gli alimenti con la promessa di non introdurre calorie a discapito della dieta.

Ma è davvero una buona idea consumare questi prodotti di sintesi?

Un consumo di massa

I DA sono stati introdotti da circa un secolo e sono usati ampiamente come sostituti dello zucchero nelle diete, grazie al loro forte potere dolcificante. L’aspartame è consumato in 90 paesi, seguito dagli altri: il sucralosio e l’acesulfame sono maggiormente commercializzati negli USA ed in molti prodotti svizzeri e tedeschi, il ciclamato è largamente utilizzato in alimenti e bevande. Nei fatti, nel 2014 il mercato globale dei DA era superiore ad 84 bilioni di dollari ed è in rapida espansione (ci si aspetta che nel 2020 raggiunga 1,1 trilioni di dollari). La Cina è il mercato più ampio, sia come produzione che come consumo.
L’utilizzo così esteso comporta un consumo quotidiano molto più abbondante delle aspettative, con il rischio di superare la dose giornaliera raccomandata (15 mg/Kg di peso corporeo). Non solo: alcuni studi hanno messo in luce come i DA vengono metabolizzati in alcuni prodotti intermedi che presentano una maggior tossicità dei corrispettivi naturali. E proprio l’utilizzo su larga scala comporta la loro grande dispersione nell’ambiente e necessita di trattamenti che possano ridurre l’impatto sull’ecologia del sistema. Si tratta, infatti, di veri e propri inquinanti.
Una moda deleteria per la salute
I dolcificanti artificiali non calorici hanno progressivamente guadagnato popolarità per il loro prezzo ridotto e il fatto che non alterano il livello di glucosio nel sangue. Hanno così preso piede e sono stati utilizzati in innumerevoli prodotti: non solo bevande gassate, ma anche dolci senza zucchero ed altri alimenti dietetici, venendo suggeriti anche a coloro che soffrono di diabete di tipo 2 e intolleranza al glucosio.
I reali effetti dei DA, però, sono difficili da analizzare e gli studi al riguardo risultano in parte contraddittori, per il fatto che sono assunti prevalentemente da persone che hanno già delle problematiche metaboliche.
Il fatto interessante è che buona parte di questi dolcificanti attraversa il tratto intestinale senza venire digerito e viene quindi a contatto diretto con il microbiota intestinale, che ha un ruolo centrale nel regolare innumerevoli processi della fisiologia e che viene a sua volta influenzato dall’alimentazione.
Studi recenti dimostrano che i DA dietetici modificano la composizione del microbiota (creando una disbiosi intestinale) e incidono sul metabolismo del glucosio.
Da uno studio del 2014 è emersa una correlazione significativa tra il consumo di questi dolcificanti e i parametri della sindrome metabolica (problematica che riguarda il metabolismo in molti suoi aspetti e vede un aumento della circonferenza addominale, un’alterazione del quadro lipidico e la presenza di diabete), comprendente
  • l’aumento di peso,
  • l’incremento dei livelli di emoglobina glicosilata  [parametro che valuta il controllo della glicemia negli ultimi 3 mesi] e di alanina aminotranserasi sierica [ALT, enzima indicativo di danno epatico]
  • l’insorgenza di intolleranza al glucosio.

E’ stato osservato come i livelli di emoglobina glicosilata sia maggiore nei soggetti che consumano DA rispetto a coloro che non li consumano e che vi sia una correlazione tra consumo di edulcoranti e selezione di alcuni tipi di batteri residenti nel’intestino, inclusi quelli della famiglia delle Enterobacteriaceae.

Interessante è come nello stesso studio sia stato fatto assumere, ad un gruppo di volontari in salute che non consumavano DA, il massimo dosaggio quotidiano accettabile di saccarina per la durata di una settimana. Nonostante la brevità dell’esposizione a questi dolcificanti, grazie al continuo monitoraggio della glicemia, è stato osservato come la maggior parte degli individui abbia sviluppato una risposta glicemica significativamente ridotta e, dato altresì interessante, la composizione del microbiota abbia subito delle modificazioni. In altre parole i DA inducono una condizione simile al diabete.
Per dimostrare che l’intolleranza al glucosio era una conseguenza dell’alterazione del microbiota hanno poi svolto uno studio sui topi: trasferendo le feci di coloro che avevano risposto all’assunzione di DA con una riduzione della risposta alla glicemia in topi con un alimentazione normale, anche questi ultimi hanno sviluppato intolleranza al glucosio.
E’ importante sottolineare come esistano delle persone che ‘non rispondono’, ovvero non hanno alterazioni della risposta glicemica, all’assunzione di dolcificanti.
L’impatto negativo sull’ambiente
Fino ad ora l’ecotossicità dei DA è stata poco presa in considerazione. Ma l’attuale utilizzo massivo, e il loro ritrovamento in diversi ambienti fa si che si possano considerare dei veri e propri inquinanti. Sono numerosi i processi fisici, chimici e biologici in grado di degradare i DA, ma giacché l’efficienza dell’eliminazione dipende dal tipo di dolcificante e dalle condizioni in cui avviene (e vi è una differenza fondamentale fra gli studi di laboratorio e quelli in larga scala), bisogna direzionare l’attenzione in questo senso.
Sebbene non sia stato notato un impatto importante a livello dell’ambiente acquatico da parte dei DA stessi, bisogna tenere in considerazione che vi sono numerosi processi che possono condurre alla loro trasformazione in metaboliti tossici (proccessi mediati anche da organismi viventi attraverso fotolisi o elettrolisi). E’ stato anche studiato come dopo l’irradiazione UV aumenti la tossicità dell’acesulfame, causando danno ossidativo nel fegato dei pesci.
Questa è solo una parte degli effetti studiati, ma le osservazioni fatte aprono la porta a nuove questioni di cui tener conto, anche per il fatto che sono innumerevoli gli inquinanti che possono coesistere nell’ambiente, e che possono potenziare reciprocamente i loro effetti (basti pensare che la semplice caffeina, interagendo con i DA, è in grado di alterare molti parametri nei pesci).
Senza considerare che sono ancora troppo pochi i dati sugli effetti cronici dei DA nell’ambiente, tenendo conto della loro persistenza e dell’aumento del loro consumo .
E se fossero più pericolosi di quello che ci aspettiamo?
Nel 1970 la Food and Drug Administration (FDA) aveva bandito il ciclamato di sodio da tutti gli alimenti per la potenziale cancerogenicità negli animali da esperimento. Invece, ad oggi, risulta rivestire ben la metà dei DA in uso.
Nel 2014, è emerso come il consumo dei comuni DA sia in grado di indurre intolleranza al glucosio e disbiosi intestinale nei topi e negli uomini.
Nel 2016 l’aspartame, un tempo considerato sicuro, è stato osservato essere un agente cancerogeno ad un dosaggio inferiore alla dose massima consigliata al giorno (già a 20 mg/kg di peso corporeo, quando la dose massima giornaliera consigliata è 40 mg/Kg)

Il sucralfato e il saccarosio sono potenziali agenti infiammatori a livello intestinale, per la loro capacità di interferire con il microbiota e con gli enzimi digestivi. Il sucralfato, poi, sembrerebbe in grado di aumentare l’assorbimento di glucosio andando ad attivare i recettori intestinali.

Conclusioni

Dallo studio del 2014 emerge come il consumo di DA sia nei topi che negli umani sia in grado di aumentare il rischio di intolleranza al glucosio attraverso la modulazione del microbiota. Le classi di batteri che tendono a cambiare a seguito dell’esposizione ai dolcificanti sono quelle associate normalmente al diabete di tipo 2 ( ove si verifica una sovra espressione di Bacterioides e Clostridiales). Questo sembra suggerire che esiste un’elaborata collaborazione tra le differenti specie del microbiota. Potrebbe essere addirittura che la differente risposta all’assunzione dei dolcificanti artificiali (un’alterata risposta glicemica o meno) sia la conseguenza di una diversa composizione del microbiota. Questo porrebbe la base per risposte nutrizionali diverse a seconda dell’individuo e porrebbe la necessità di una nutrizione personalizzata per condurre ad un risultato medico più efficace.
Bisogna tenere in conto il fatto che molti di questi dolcificanti artificiali hanno un potenziale cancerogeno o, in ogni caso, effetti pro-infiammatori a dosaggi più bassi di quelli indicati e che quindi non si è ancora a conoscenza delle effettive conseguenze che un consumo continuativo può portare. I presupposti lasciano pensare solo a sequele negative. Insomma, gli effetti avversi dei DA sono di gran lunga superiori al beneficio per cui sono stati creati.
L’impatto in negativo sulla salute dell’uomo e sull’ambiente crea la necessità di una rivisitazione del loro utilizzo negli alimenti e nelle bevande, della vastità del loro impiego e delle modalità di smaltimento. Sarebbe importante, quindi, diventare consumatori più consapevoli ed iniziare ad assumere sempre meno prodotti che li contengano.
Articoli correlati:

Bibliografia:

Jingyang Luo, Qin Zhang, Miao Cao, Lijuan Wu, Jiashun Cao, FangFang, ChaoLi, Zhaoxia Xue, Qian Feng Ecotoxicity and environmental fates of newly recognized contaminants-artificial sweeteners: A review , 2019, Science of The Total Environment (653):1149-1160
Suez, J., Korem, T., Zeevi, D., Zilberman-Schapira, G., Thaiss, C. A., Maza, O Elinav, E. . Artificial sweeteners induce glucose intolerance by altering the gut microbiota. (2014 )Nature, 514(7521), 181–186. doi:10.1038/nature13793
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