post-title Le diverse facce dell’Amorehttps://sentierodellasalute.com/wp-content/uploads/heart-700141_1920.jpg 2016-02-14 09:17:46 yes noInserito da

Le diverse facce dell’Amore

Amare è come una droga: all’inizio viene la sensazione di euforia, di totale abbandono. Poi il giorno dopo vuoi di più. Non hai ancora preso il vizio, ma la sensazione ti è piaciuta e credi di poterla tenere sotto controllo. Pensi alla persona amata per due minuti e te ne dimentichi per tre ore. Ma, […]

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Amare è come una droga: all’inizio viene la sensazione di euforia, di totale abbandono. Poi il giorno dopo vuoi di più. Non hai ancora preso il vizio, ma la sensazione ti è piaciuta e credi di poterla tenere sotto controllo. Pensi alla persona amata per due minuti e te ne dimentichi per tre ore. Ma, a poco a poco, ti abitui a quella persona e cominci a dipendere da lei in ogni cosa. Allora la pensi per tre ore e te ne dimentichi per due minuti. Se quella persona non ti è vicina, provi le stesse sensazioni dei drogati ai quali manca la droga. A quel punto, come i drogati rubano e s’umiliano per ottenere ciò di cui hanno bisogno, sei disposto a fare qualsiasi cosa per amore. (Paulo Coelho)

Amore è una parola che siamo abituati ad utilizzare con una certa leggerezza, elargendola con magnanimità a tal punto che anche davanti ad una vetrina di oggetti d’arredo possiamo sentir dire: “quel cuscino è proprio un amore!” Ci siamo mai chiesti che cosa significa davvero amare? Esiste un modo per amare davvero? Probabilmente non riusciremo a dare una risposta esaustiva a questi interrogativi, possiamo però provare a avviare una riflessione su un tema proprio durante la giornata “dedicata agli innamorati”.

DickseeRomeoandJulietIntanto torniamo alle origini, all’etimologia del termine, che spesso ci aiuta a dipanare matasse di significati. Facendo una semplice ricerca sul web potete trovare diverse radici e derivazioni del termine, desidero tuttavia sottoporvi quella che a mio avviso è la più rivelatrice: amore deriva dal latino a-mors, senza morte. Pensate al potere straordinario che abbiamo tra le mani quando amiamo qualcuno, un potere che può portarci a superare la nostra stessa finitezza.

L’amore è la radice stessa della vita poichè vince la morte. L’amore di fatto sostiene la vita: nasciamo perché qualcuno ci ha amato e avremo maggiori probabilità di conservare la nostra vita se avremo a fianco qualcuno che ci ama fino alla fine. Come esseri umani siamo soggetti a diversi bisogni per portare avanti il nostro progetto terreno, bisogni primari, bisogni secondari come ci ha ben spiegato Abraham Maslow con la sua “Hierarchy of Needs”. Facendo tuttavia un’opera di sintesi i molteplici bisogni degli esseri umani possono ricondursi a due soli: amare e essere amati. L’amore può assumere sembianze straordinarie, variegate, immaginabili; concediamoci in questo articolo di approfondire l’amore di coppia da diversi punti di vista, che già di per sé è piuttosto articolato.

Amore e cervello

I neurobiologi parlano di attitudine specie-specifica derivante dalla capacità di riconoscimento connection-647217_1920personale, una definizione ben poco romantica dell’oggetto della nostra riflessione. Traducendo in altri termini potremmo dire che gli esseri umani sono predisposti, anzi programmati, per legarsi l’un l’altro grazie a precise aree cerebrali e altrettanto precisi meccanismi di rilascio di neurotrasmettitori e sostanze ormonali.

Proviamo a seguire l’evoluzione neurobiologica di una storia d’amore. Siamo al primo appuntamento e il nostro mesencefalo comincia a rilasciare dopamina non appena stabiliamo un contatto oculare col nostro partner e, tra un drink e l’altro cominciamo a sentire attrazione e una piacevole euforia. Approfondendo la frequentazione il livello di dopamina cresce sempre più e con lui il desiderio di passare più tempo possibile con l’altra persona. Ad un certo punto la dopamina non ci sazia e nel nostro cervello si innalza il livello di altri due neurotrasmettitori legati a questa sostanza, la noradrenalina e la feniletilamina, quest’ultima della classe delle anfetamine. A questo punto siamo ufficialmente innamorati: insonni e inappetenti, con un sovrabbondare di energie e di eccitazione. L’ipotalamo ci viene in soccorso stimolando la produzione di ossitocina, il cosiddetto “ormone dell’amore”, che ci garantisce una sensazione di calma quando siamo con la persona amata e ci rende particolarmente predisposti a prendercene cura. Gli ultimi neurotrasmettitori ad entrare in gioco sono le endorfine, letteralmente degli oppiacei endogeni di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina e dell’oppio, che donano la percezione di sollievo e sicurezza e di allentamento della tensione in presenza del partner. La relazione è ormai matura e la natura ha predisposto tutto il possibile per procreare e dare continuità alla specie, ora sta a noi scrivere la fine della storia. Altro che storia romantica: l’amore, scientificamente parlando, è una stimolazione sensoriale e motoria fornita dal contatto e destinata alla procreazione! E su questo punto tanti avrebbero da obiettare perché l’amore non può essere solo questo. Altri di contro direbbero che l’amore è piuttosto questo, un aquestione di chimica.

Amore e Psiche

“Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce” Blaise Pascal

cupid-and-psyche-1126231_1920Diamo però per assodata la matrice chimica e cerebrale dell’amore e proviamo a spostarci sul piano più squisitamente mentale della questione. Prendiamo come riferimento la teoria triangolare dell’amore di Robert Sternberg che definisce l’amore in corrispondenza di tre componenti, collocabili metaforicamente ai vertici di un triangolo.

  • l’impegno, l’insieme di conoscenze, affetti e comportamenti che segnalano la disposizione dell’individuo a proseguire un determinato rapporto
  • l’intimità, un processo che induce l’avvicinamento e l’esplorazione delle affinità e delle differenze fra due persone e che comporta l’espressione di emozioni o vario genere ed intensità, dalla passione alla rabbia, per cui implica necessariamente confidenza, fiducia, complicità,
  • la coesione/passione, il grado di condivisione e di vicinanza vissute nel rapporto, che scaturisce dall’intimità e dalla convergenza degli interessi individuali” (Sternberg,1990)

Combinando queste tre dimensioni emergono diverse forme d’amore come espresso in figura:

sternbergProbabilmente la nostra vita ci ha portato a soggiornare in diversi vertici di questo triangolo, magari abbiamo anche conosciuto l’Amore Vissuto, o forse lo stiamo vivendo ora, o forse è quello che desideriamo. L’Amore Vissuto è fatto di un equilibrio continuo tra il desiderio di stare vicini e l’intenzione di guardare lontano, e come tutti gli equilibri bisogna intenderlo in un senso dinamico.

Ci sono però alcuni elementi che salvaguardano di una relazione duratura, seria ed appassionata:

  1. la disponibilità a cambiare in funzione delle esigenze dell’altro
  2. la disponibilità ad accettare le sue imperfezioni
  3. la comunanza di valori

“La cosa più importante nella vita è amare qualcuno. La seconda cosa più importante nella vita è avere qualcuno che ti ami. La terza cosa più importante e che le prime due accadano in contemporanea” scrive Howie Schneider.

L’Amore Vissuto è esigente, richiede adesione e rispetto: il primo termine riguarda i progetti, gli intenti, i valori; il secondo fa riferimento alle esigenze e alle caratteristiche di ciascuno all’interno della coppia. Aderire all’altro vuol dire rispecchiarsi nei suoi progetti, sostenerlo nelle sue tribolazioni, valorizzarlo nei suoi traguardi. Rispettare l’altro invece significa non invadere il suo territorio, fermarsi prima di generare ingerenze, non esasperarlo se non rispecchia la nostra immagine ideale di partner. E allora se desideriamo per noi questo tipo di esperienza affettiva e di vita dobbiamo metterci nell’ordine mentale che dovremo fare fatica, e soprattutto che non sarà un processo lineare. La soddisfazione che però ne avremo è molto al di sopra di qualsiasi altra forma di amore poiché raggiungeremo per noi e per l’altra persona un senso di completezza che va oltre quello che da soli potremmo mai raggiungere.

Amore e Fare

« Quel che si fa per amore, è sempre al di là del bene e del male. » (F. Nietzsche)

heart-1101777_1920Erich Fromm nel suo libro “L’arte di amare” lega indissolubilmente il “sentimento d’amore” alle azioni che lo rappresentano: non si può amare se non lo si dimostra. Questa è la terza faccia dell’amore, quella più esteriore e visibile, quella che spesso è valutata come prova di reale sentimento. Ritorna il tema dell’impegno questa volta sul piano concreto, dello sporcarsi le mani per dedicarsi all’altro. Ecco quindi un’altra parola chiave per l’Amore Vissuto: la cura. Una parola che apre le porte dell’eterno, che ci consente di superare davvero i confini terreni. Prendersi cura dell’altro ci consente di superare ogni barriera, ogni vincolo temporale perché il ricordo di un’azione di cura rimane nel tempo. Se vogliamo amare davvero dobbiamo dare forma alle intenzioni e far vedere all’altro la dimostrazione concreta della nostra adesione e del nostro impegno. Paradossalmente anche quando una relazione finisce gli effetti delle azioni di cura non terminano e l’amore può proseguire, in altre vesti, in altre dimensioni.

Torniamo allora punto a capo: a-mors.

Che cosa significa davvero amare? Significa impegnarsi con l’altro per andare oltre nello spazio e nel tempo.

Esiste un modo per amare davvero? Sì, comincia ad averne cura.

“Supererò le correnti gravitazionali, 
lo spazio e la luce per non farti invecchiare.
 
E guarirai da tutte le malattie,
 
perché sei un essere speciale,
 
ed io, avrò cura di te.
 “ Franco Battiato – La Cura

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