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Artrosi del ginocchio e Medicina Ayurvedica: i benefici riconosciuti dalla scienza

L’artrosi del ginocchio è un problema di rilevanza mondiale, e presenta un aspetto davvero sconfortante: a dispetto di tutti i progressi nella gestione di questa patologia, molti dei pazienti continuano a sentire dolore e presentano ridotta mobilità articolare (ridotta funzionalità). Uno studio pubblicato il 15 Febbraio 2018, apre però uno spiraglio per possibili nuove prospettive […]

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L’artrosi del ginocchio è un problema di rilevanza mondiale, e presenta un aspetto davvero sconfortante: a dispetto di tutti i progressi nella gestione di questa patologia, molti dei pazienti continuano a sentire dolore e presentano ridotta mobilità articolare (ridotta funzionalità).

Uno studio pubblicato il 15 Febbraio 2018, apre però uno spiraglio per possibili nuove prospettive terapeutiche

Che cos’è l’artrosi del ginocchio

L’artrosi o osteoartrite è una patologia cronico-degenerativa a carico delle articolazioni. In particolare è legata alla deplezione della cartilagine – il naturale cuscinetto interposto tra i due capi articolari in grado di attenuarne l’attrito – con la possibile successiva usura dell’osso. Nel momento in cui la cartilagine perda in spessore si ha aumento dell’attrito e conseguente insorgenza di infiammazione e dolore. Inizialmente solo dopo sforzo, con il proseguire del tempo anche in modo permanente.

L’articolazione attua dei meccanismi difensivi, come la produzione di liquido sinoviale, diventando più gonfia e calda. Lo stesso accade per le ossa che formano osteofiti, ovvero speroni ossei. Il coinvolgimento delle componenti articolari è completo: si ha un ispessimento della capsula articolare, danno ai tendini con sensazione di cedimento articolare e retrazione muscolare.

Esiste l’artrosi primitiva, correlata all’età (più diffusa dopo i 60 anni di età e nel genere  femminile, e dovuta all’uso e all’usura del ginocchio), così come esiste l’artrosi secondaria conseguenza di traumi, interventi chirurgici o di quadri patologici come, ad esempio, le malattie reumatiche.

Terapia dell’artrosi del ginocchio

Attualmente la gestione dell’artrosi, che comporta prevalentemente dolore e progressiva perdita di mobilità del ginocchio, può distinguersi in conservativo o interventistico.

Nel primo caso vengono somministrati analgesici per la gestione del dolore e, qualora sia ancora presente cartilagine, possono essere utili infiltrazioni di acido ialuronico, un lubrificante naturale, già presente nel liquido sinoviale, che ha la capacità di ammortizzare, lubrificare e proteggere la cartilagine. Nei soggetti più giovani afflitti da artrosi è possibile andare a stimolare la rigenerazione vera e propria della cartilagine tramite trattamenti innovativi, come il trapianto di condrociti o di cellule staminali o ancora l’utilizzo di fattori di crescita. Questo trattamento di chirurgia rigenerativa si presenta come opzione anche per stadi di artrosi intermedi.

Se uno dei fattori scatenanti è il sovrappeso è cruciale il dimagramento. Possono essere molto utili anche cicli di fisioterapia mirata, ed in alcuni casi la fangoterapia.

Si può poi praticare un intervento di artroscopia, in grado, ad un tempo, di “pulire” l’articolazione (andando a togliere eventuali frammenti mobili) e di visionare le condizioni dell’articolazione.

Quando l’articolazione arriva ad un punto di usura tale che ogni altro intervento è inutile si procede con la protesi di ginocchio. Si tratta di un’operazione impegnativa e quindi è spesso preferibile evitarla nei grandi anziani e posticiparla il più possibile negli altri soggetti.

Studio scientifico per valutare l’efficacia di possibili trattamenti ayurvedici nell’artrosi del ginocchio

Uno studio realizzato in Germania dal 2010 al 2014 da Kessler et al. ha messo a confronto due gruppi di persone  (151 in totale) affette da artrosi del ginocchio che secondo alcune scale di valutazione (WOMAC Index, Pain Disability Index, Numeric Rating Scale), riferivano dolore, rigidità ed eventuali limitazioni funzionali.

Un gruppo è stato seguito secondo un approccio multi-modale ayurvedico, che comprendeva: trattamenti manuali, massaggi, consulenza alimentare e due supplementi dietetici ampiamente utilizzati in medicina ayurvedica per stati di sofferenza muscoloscheletrica: Ashvagandha (Withania somnifera Dunal, Linn) e Yogaraja Guggul (un integratore a base di Commiphora mukul Hook, ex Stocks). Erano previsti 15 trattamenti nel corso di 12 settimane.

L’altro gruppo prevedeva esercizi di rafforzamento dei quadricipiti, fisioterapia specifica per il ginocchio comprensiva di terapia manuale, terapia occupazionale, indicazioni individuali per esercizi da svolgere a casa, indicazioni alimentari per perdere peso e, laddove necessario, somministrazione di medicine per la gestione del dolore sul lungo termine.

I pazienti sono stati sottoposti ai test di valutazione della sintomatologia a 6 settimane, 12 settimane, 6 mesi ed 1 anno di distanza.  A 12 settimane i trattamenti ayurvedici hanno portato ad un miglioramento maggiore (statisticamente significativo) e clinicamente rilevante rispetto alla controparte che aveva seguito le linee guida convenzionali. E le differenze si sono mantenute per i 12 mesi a seguire (con l’unica eccezione della scala POMS e dell’SF-36).

Sono stati considerati molti fattori che potessero interferire con il risultato (come ad esempio forti aspettative verso un trattamento complementare) ma nonostante questo il gruppo che ha seguito indicazioni ayurvediche ha presentato effetti maggiori. Potrebbe aver concorso a questo risultato il fatto che siano stati forniti elementi per prendersi cura di sé con schemi terapeutici individuali, comprensivi di consulenza sullo stile di vita, sull’alimentazione e su posture di yoga finalizzate. Ma questa cura verso l’individuo nella sua unicità fa parte dell’approccio ayurvedico (per approfondire: La Medicina Ayurvedica: quando la tradizione incontra la scienza moderna)

Ovviamente si tratta di uno studio pilota (non è stato fatto un confronto con l’uso di corticosteroidi, ad esempio) ma si tratta pur sempre di uno sguardo su nuove prospettive terapeutiche in un ambito in cui non ci sono trattamenti risolutivi.

Consigli pratici

All’atto pratico tre sono i cardini per mantenere in salute le ginocchia e rallentare i processi degenerativi a loro carico:

  1. mantenere un peso corretto
  2. fare attività fisica
  3. seguire un’alimentazione antiinfiammatoria ed antiossidante

Un peso corretto significa non sovraccaricare l’articolazione ed evitare di usurarla più in fretta. Questo obiettivo è favorito dall’attività fisica, che non solo stimola il metabolismo (per approfondire: Sport: un cocktail di benessere), ma consente anche alla muscolatura della gamba di essere tonica e sostenere così l’articolazione.Per contro, ovviamente, è bene evitare di praticare attività che mettano sotto sforzo direttamente l’articolazione colpita dall’artrosi. Il dolore è sempre un campanello di allarme di cui tener conto. Ben vengano invece attività dolci come yoga, pilates ed esercizi in acqua.

Al tempo stesso bisogna promuovere un’alimentazione che presenti una buona componente di sostanze antiinfiammatorie. In primis gli Omega 3, acidi grassi comunemente presenti nel pesce azzurro (sardine, aringhe, acciughe…), nei semi oleosi (particolamente comodo può essere l’olio di semi di lino spremuto a freddo, da conservare rigorosamente in frigo), ma sono ormai disponibili anche in comode capsule, per chi non riuscisse ad apportare il giusto quantitativo.

Spezia che è stata riscoperta di recente per le sue proprietà antiinfiammatore ed antiossidanti è la curcuma, contenente curcumina. Assumere una tazza di acqua calda con un cucchiaino di curcuma quotidianamente può essere un ottimo antiinfiammatorio accessibile a tutti. E se il sapore non convince si può sempre aggiungere un po’ di miele. Se no si può sempre beneficiare delle sue proprietà aggiungendola in cottura.

Da ricordare poi che frutta e verdura sono delle autentiche riserve di vitamine ed antiossidanti naturali, e dovrebbero sempre essere presenti all’interno dei pasti. Soprattutto quando si hanno riacutizzazioni dell’artrosi sarebbe bene che le dosi aumentassero a discapito di farinacei, alcol e zuccheri, che aumentano il livello di infiammazione.

 

Bibliografia:

Kessler C.S et al, Effectiveness of an Ayurveda tratment approach in knee ostoarthritis- a randomized controlled trial. Osteoarthritis Research Society International, February 15, 2018

Sitografia

http://www.chirurgoortopedico.it/artrosi-osteoartrosi-osteoartrite

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