post-title Risalire fino al podio: le dimensioni della resilienzahttps://sentierodellasalute.com/wp-content/uploads/winner-1548239_1920.jpg 2016-09-30 09:22:19 yes noInserito da

Risalire fino al podio: le dimensioni della resilienza

«Ho capito che mi stava piacendo molto di più la scherma in carrozzina rispetto a quella in piedi. Nella scherma in piedi se hai paura puoi scappare in fondo alla pedana, da seduta invece sei lì bloccata. Non puoi scappare. Non puoi avere paura.» Beatrice Vio- oro alle Paralimpiadi di Rio nel fioretto categoria B. […]

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«Ho capito che mi stava piacendo molto di più la scherma in carrozzina rispetto a quella in piedi. Nella scherma in piedi se hai paura puoi scappare in fondo alla pedana, da seduta invece sei lì bloccata. Non puoi scappare. Non puoi avere paura.» Beatrice Vio- oro alle Paralimpiadi di Rio nel fioretto categoria B.

Perché alcune persone nonostante abbiano affrontato dure prove riescono a riorganizzare il loro percorso di vita in un modo positivo e di successo? Di fronte alle prestazioni straordinarie delle ultime paralimpiadi di Rio non si può rimanere indifferenti e non scrivere nulla. Come è possibile per un ex pilota che ha perso entrambi gli arti, 50 enne per giunta, vincere tre medaglie d’oro? Come riesce una schermitrice privata di tutti gli arti ad aggiudicarsi un’altra medaglia d’oro? Le storie di questi atleti ci spiazzano, destabilizzano i nostri alibi, inducendoci a riflettere sul fatto che l’essere umano può avere risorse illimitate quando si convince di saperle usare. Se poi spendiamo qualche minuto in più per leggere le storie di Alex Zanardi e Beatrice Vio e ci accorgiamo che il primo non solo ha vinto i trofei di cui sopra ma che ha anche registrato una performance di gran lunga migliore di quelle di atleti molto più giovani di lui; e che la seconda è stata messa a gareggiare con atlete di una categoria superiore perché si è dimostrata molto più forte di quelle della categoria per la quale si era presentata, allora ci troviamo davvero senza parole davanti a tanta meraviglia. L’essere umano ha capacità di ripresa e di trasformazione enormi.

La stoffa del campione

A lungo esperti e appassionati hanno creduto che la differenza tra un atleta e un super campione avesse una base genetica: i migliori atleti nascono con caratteristiche fisiche speciali che consentono loro prestazioni migliori degli altri. Tesi che trova le sue conferme, ad esempio, col nuotatore Michael Phelps – 22 medaglie nelle ultime 3 olimpiadi- con i suoi 2 metri di “apertura alare” e i suoi piedi taglia 48, quasi due pinne. Indubbiamente una buona dotazione di base agevola la prestazione, tuttavia c’è swimmer-640378_1280qualcosa di più che contribuisce a fare la differenza, soprattutto in atleti che hanno visto alterarsi se non dissiparsi il loro corredo genetico. K.A. Ericsson ha coniato il termine “pratica deliberata” per definire un approccio fatto di: fissazione degli obiettivi, ripetizione delle singole abilità componenti, programmazione mentale del gesto, correzione immediata. Queste le azioni che, inserite in un preciso schema di allenamento, aumentano la probabilità di prestazioni eccellenti al di là della base genetica di partenza, secondo l’autore. A tutto questo proviamo ad aggiungere una parola chiave: resilienza. “La resilienza può essere definita come il processo che permette la ripresa di uno sviluppo possibile dopo una lacerazione traumatica e nonostante la presenza di circostanze avverse” scrive Boris Cyrulnik sottolineando un processo dinamico che comprende un adattamento positivo in un contesto di significativa criticità. Il concetto stesso di salute infatti si appoggia su una base dinamica, volendo ricordare l’ormai storica definizione dell’OMS “La salute è uno stato di completo benessere nella dimensione fisica, sociale e psicologica e non semplicemente l’assenza di malattia e di infermità”. È stata più recentemente dimostrata una correlazione tra gli stati emozionali e affettivi di base e l’integrazione sociale, confermando come la salute mentale influenza lo stato di well being.

Alcuni studi concludono che incontrare un trauma passandoci attraverso con resilienza può essere determinante per una prestazione atletica di successo. Ad esempio è stata condotta una ricerca da parte dello psicologo sportivo Tim Woodman e i suoi colleghi della Bangor University che hanno reclutato 32 atleti britannici: 16 supercampioni (vincitori di medaglie nei principali caesteem-1408796_1920mpionati mondiali) e 16 atleti d’èlite (gareggianti nelle stesse competizioni senza però arrivare al podio). Da una complessa analisi delle interviste fatte ad atleti e loro familiari i ricercatori hanno osservato che tutti i supercampioni hanno ricordato di aver vissuto un evento critico in giovane età e che “essere felici non solo non è essenziale, ma non compare da nessuna parte”. Traumi precoci e ripresa attraverso lo sport sono così considerati il fattore che fa la differenza. Un altro aspetto interessante della ricerca è aver osservato la presenza di un evento spiacevole a metà carriera o comunque in un punto di svolta del percorso agonistico e come i supercampioni abbiamo tratto nuova energia e determinazione dallo stesso. Lascio a voi le debite considerazioni pensando alle esperienze dei prima citati Alex Zanardi e Beatrice Vio.

Le variabili della resilienza

Le variabili psicologiche associate alla resilienza sono:

  1. l’adattamento: far fronte alle richieste provenienti dall’ambiente attivando le risposte adattive
  2. l’auto-efficacia: la convinzione d’essere in grado di modificare la propria esperienza attraverso il controllo dell’ambiente circostante (leggi anche L’autoefficacia percepita)
  3. il locus of control : interno (il processo di attribuzione secondo cui la spiegazione di eventi positivi o negativi viene ricondotta a variabili relative a sé e su cui un individuo può esercitare un controllo attivo) o esterno (variabili relative ad altre persone, alle circostanze o al fato e che si sottraggono al controllo dell’individuo stesso)
  4. la resistenza allo stress: far fronte a richieste adattive maggiori rispetto ai livelli abituali.

Si parla inoltre di resilienza familiare, invece, quando si pone l’accento sulle caratteristiche di elasticità, intesa come la capacità del sistema familiare di mantenere propri modelli e di funzionare anche dopo essere stato sfidato e messo a confronto con fattori di rischio, e l’abilità della famiglia di recuperare rapidamente livelli di funzionamento positivi, producendo o ricercando cambiamenti di modelli di funzionamento della famiglia stessa. Tornando alla storia di Bebe Vio dopo la meningite che l’ha colpita quando era adolescente il suo sistema familiare si è attivato per mettere a frutto questa dolorosa esperienza. Così è nata art4sport Onlus, un’associazione che crede nello sport come terapia per il recupero fisico e psicologico per i portatori di protesi d’arto. La resilienza ha quindi una forte componente sociale e questo ci porta a riflettere su quanto è importante saper costruire legami forti, soprattutto quando percepiamo che non abbiamo tutte le risorse per rispondere da soli alle richieste del mondo esterno.

Come possiamo produrre risposte resilienti?

Sulla scia delle recenti prestazioni olimpiche e paralimpiche e delle riflessioni sul concetto di resilienza ti chiederai cosa puoi fare anche tu, all’interno delle tue sfide e terreni di gioco, per potenziare questa indispensabile abilità. La resilienza è un tema per noi del Sentiero della Salute molto caro, e non è la prima volta che lo affrontiamo, proprio perché è una componente determinante il successo personale, soprattutto in un contesuccess-846055_1920sto fluido e imprevedibile come quello di oggigiorno. Lavorando su componenti psicologiche e non tangibili, soprattutto se ci segui da tempo, sai già che non esiste la formula perfetta e che senza l’impegno personale nulla si crea.

Possiamo ricordarti però i meccanismi di pensiero che stimolano risposte resilienti:

  1. Essere obiettivi e realistici: Cosa desidero raggiungere? Su quali risorse posso contare? (leggi anche  Valutazione: oltre i limiti soggettivi  e Come trasformare i buoni propositi in obiettivi)
  2. Pensa come un soggetto agente: ricorda che non stai reagendo ai comportamenti degli altri o del contesto, sono le tue azioni che determinano le reazioni degli altri. Quindi se non ti piacciono le reazioni degli altri cosa puoi cambiare dei tuoi comportamenti? E per influenzare il contesto cosa puoi fare? (leggi anche La crescita dopo il trauma )
  3. alimenta la tua rete affettiva: su chi posso contare? Cosa sto facendo per costruire rapporti di valore? Quanto mi dedico agli altri?
  4. Pensare positivo: l’ottimismo è una forma di impegno, una lotta. Quanti bicchieri mezzi pieni vuoi vedere oggi? (leggi anche Think positive, be positive: come il pensiero orienta il comportamento)

Un ultimo pensiero: niente scuse…puoi risalire fino al “tuo”podio anche tu!

Consiglio di lettura:

B. Vio, “Mi hanno regalato un sogno. La scherma, lo spriz e le Paralimpiadi”, Rizzoli, 2015.

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