post-title Inquinamento indoor: quando il pericolo si nasconde al chiusohttps://sentierodellasalute.com/wp-content/uploads/metallic-door-1531735_1280.jpg 2017-05-02 10:18:54 yes noInserito da

Inquinamento indoor: quando il pericolo si nasconde al chiuso

A volte la paura dello smog, del fumo e dei particolati porta la nostra attenzione su strade e ambienti esterni, mettendo in secondo piano l’ambiente in cui trascorriamo più tempo in assoluto: gli spazi chiusi, primi fra tutti la casa e il posto di lavoro. Ma le aree circondate da quattro mura possono essere una […]

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A volte la paura dello smog, del fumo e dei particolati porta la nostra attenzione su strade e ambienti esterni, mettendo in secondo piano l’ambiente in cui trascorriamo più tempo in assoluto: gli spazi chiusi, primi fra tutti la casa e il posto di lavoro. Ma le aree circondate da quattro mura possono essere una fonte di inquinamento tanto quanto gli spazi aperti. Da qui il nome: inquinamento indoor.

Inquinamento indoor: di cosa si tratta

L’inquinamento indoor è sostanzialmente una forma di alterazione ambientale che interessa i luoghi chiusi. Noi ci soffermeremo sul concetto di casa, ma anche uffici, asili, ospedali, o qualsiasi ambiente in cui l’aria non circoli e non subisca un ricambio frequente possono essere interessati. Questo perché le fonti di inquinamento negli spazi delimitati da quattro mura sono davvero numerose, e troppo spesso sottovalutate!

Invece si tratta di una problematica talmente importante che nel 2010 l’Istituto Superiore di Sanità ha istituito il Gruppo di Studio Nazionale sull’inquinamento indoor coordinato dal Dott. Gaetano Settimo, al fine di promuovere l’informazione in tal senso.

Sostanze pericolose: alcuni esempi

Come fonte di inquinanti possiamo fare due grandi distinzioni:

  • fonti esterne (inquinamento outdoor e pollini)
  • fonti interne: occupanti (uomo, animali), polvere (ottimo ricettacolo per i microrganismi), strutture, materiali edili, arredi, impianti (condizionatori, umidificatori, impianti idraulici)

Dall’esterno può derivare tutto l’inquinamento che interessa le strade, in particolar modo se gli edifici danno su luoghi particolarmente trafficati, vicino a ferrovie, in zone con alta densità di costruzioni. Oltre ai noti inquinanti c’è anche l‘H2S, acido solfidrico, la cui eccessiva concentrazione può essere dannosa: i dati disponibili al momento sono limitati a breve esposizioni a concentrazioni tossiche, in grado di condurre a morte per arresto respiratorio (mentre dati su esposizione cronica a concentrazioni importanti non sono ancora stati raccolti). L’acido solfidrico a basse concentrazioni ha odore tipico di uova marce ed è sia irritante che asfissiante. Fortunatamente trova un impegno limitato: si forma per riduzione batterica di solfati a composti contenenti zolfo organico e può accumularsi in grandi quantità in pozzi idrici, fogne, pozzi neri e gallerie; viene emesso da petrolio grezzo, acque stagnanti o contaminate, scarichi e concime o miniere di carbone a basso contenuto di ossigeno. Una piccola quantità di H2S viene emessa da vulcani, pozzi fangosi solforici e formazioni geologiche simili.

Il problema di questo inquinante, come di tanti altri, è che non esiste una normativa chiara che ponga un quantitativo massimo accettabile che possa essere presente negli ambienti chiusi. La necessità di una regolamentazione invece è forte, soprattutto per garantire maggior benessere nei luoghi di grande addensamento della popolazione: scuole e uffici.

Anche l’uomo inquina, già solo respirando. Negli ambienti indoor, infatti, tende ad essere maggiore la concentrazione di anidride carbonica, cui corrisponde una riduzione della quantità di ossigeno – indispensabile per l’uomo. La concentrazione di CO2 è tanto maggiore quanto aumenta il numero di occupanti dello spazio indoor. E l’effetto è quello che in gergo comune viene definito “aria viziata“, resa possibile anche dall’accumulo di bioaffluenti, ovvero i composti chimici emessi dal corpo umano. Cui possono a loro volta aggiungersi i contaminanti biologici attraverso la desquamazione dell’epidermide e, soprattutto, l’emissione di goccioline saliva (le “goccioline di Flugge”).

I pericoli per la salute, poi, sono dietro l’angolo, nascosti in prodotti di uso comune. Per rendercene conto ecco un piccolo elenco:

  • materiali da costruzione, vernici, solventi, colle, arredi: Il problema delle emissioni perdura durante tutto il ciclo di vita dell’edificio. Dopo il completamento dell’edificio vi è il rischio di rilascio di grandi quantità di inquinanti dai materiali sintetici nuovi, rischio che diminuisce con il passare dei mesi. In contemporanea, però, con il tempo si presenta il degrado fisiologico dell’edificio e quindi il rilascio di altre sostanze pericolose, come l’amianto (ancora presente in ambito residenziale).
  • detergenti per la cura della casa e della persona, disinfettanti
  • strumenti di lavoro quali stampanti, plotter e fotocopiatrici e prodotti per l’hobbistica (es. colle) 
  • insetticidi, antitarlo, antiparassitari
  • tutto ciò che è alla base di processi di combustione: stufe, camini, candele, incenso, sigaretta… Partendo dal presupposto che il fumo di tabacco passivo è un fenomeno tanto importante quanto dannoso, per l’apporto di sostanze irritanti, tossiche e cancerose, non bisogna scordare che anche la cottura dei cibi e il riscaldamento degli ambienti apportano una maggior concentrazione di ossido e biossido di azoto (NO ed NO2), anidride carbonica (CO2) e monossido di carbonio (CO).
  • Impianti di condizionamento: umidificatori e condizionatori di aria, vaporizzatori, sistemi di riscaldamento, frigoriferi autosbrinanti, impianti idrici. Una cattiva manutenzione e un’errata collocazione delle prese d’aria, come per esempio su aree ad elevato inquinamento, possono portare ad un aumento di inquinanti se non addirittura alla proliferazione di microrganismi patogeni con ripercussioni negative sui residenti.

Questo dimostra come nei luoghi chiusi sia facile trovare molte fonti di inquinanti: muffe, spore delle muffe, acari, allergeni, polveri, derivati della combustione (come il monossido di carbonio), basi (ad esempio ammoniaca e soda), composti organici volatili (come l’acetone e la canfora) o gli acidi (come la candeggina). Tutti questi sono inquinanti che possono nuocere alla salute.

Se poi si pensa che studi degli ultimi anni dimostrano come molte delle sostanze rilasciate agiscono a discapito della salute umana andando ad agire sul sistema ormonale (i così detti interferenti endocrini, primi tra tutti gli ftalati, come spiegato in Interferenti Endocrini parte II: gli ftalati) la nostra attenzione verso l’inquinamento indoor dovrebbe essere ancora maggiore.

Inquinamento da agenti fisici

Esistono anche agenti fisici responsabili di una cattiva qualità dell’aria indoor: il radon, i campi elettromagnetici e il rumore.

Il radon è un elemento chimico naturale, radioattivo, che non raggiunge quasi mai elevate concentrazioni perché tende a disperdersi rapidamente. Ma senza le opportune misure preventive negli ambienti confinati può raggiungere livelli di concentrazioni tali da rappresentare un rischio per la salute degli occupanti.

L’inquinamento elettromagnetico è legato alla generazione di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici artificiali, prodotti dalla tecnologia domestica:

  • impianti impianti radio-TV e per telefonia mobile e altri impianti utilizzati per la trasmissione di informazioni attraverso la propagazione di onde elettromagnetiche
  • impianti utilizzati per il trasporto e la trasformazione dell’energia elettrica
  • centrali di produzione fino all’utilizzatore in ambiente urbano (elettrodotti)
  • impianti per lavorazioni industriali
  • tutti quei dispositivi che per funzionare richiedono un’alimentazione di rete elettrica (tipico esempio sono gli elettrodomestici).

Il rumore, responsabile dell’inquinamento acustico, è costituito dall’insieme dei suoni che risultano indesiderati perché di intensità eccessiva, fastidiosi o improvvisi, e che spesso rappresentano elementi di disturbo per la ricezione da parte dell’orecchio umano.

Sick building sindrome: sindrome dell’edificio malato

Con questo appellativo si definisce un quadro sintomatologico ben definito, che si manifesta in un considerevole numero di occupanti edifici moderni o recentemente rinnovati, dotati di impianti di ventilazione meccanica e di condizionamento d’aria globale (senza immissione di aria fresca dall’esterno) e adibiti a uffici, scuole, ospedali, case per anziani, abitazioni civili.
Le manifestazioni cliniche sono aspecifiche, insorgono dopo alcune ore di permanenza in un determinato edificio e si risolvono in genere rapidamente, nel corso di qualche ora o di qualche giorno (nel caso dei sintomi cutanei) dopo l’uscita dall’edificio. Si tratta di sintomi di modesta entità, ma rappresentano una spesa importante a causa del significativo calo della produttività.

Come combattere l’inquinamento indoor

Da quanto detto sinora emerge l’importanza di contrastare nei limiti del possibile la presenza di inquinanti entro le mura domestiche e gli ambienti chiusi in generale. 

Ecco dei semplici consigli per ridurre l’inquinamento indoor:

  1. Non fumare in casa, soprattutto laddove ci siano bambini. Gli inquinanti rilasciati (cancerogeni!!!) da sigarette, pipe, sigari permangono su tappeti, moquette, pareti e arredi per lunghi periodi!
  2. Cambiare spesso aria negli ambienti chiusi, lasciando aperte le finestre. Arieggiare è l’arma più potente che abbiamo a nostra disposizione. Bisogna far ricircolare l’aria più volte al giorno, soprattutto laddove siano presenti persone malate: allontanare i germi è importante sia per loro sia per chi sta loro accanto! E’ fondamentale aprire le finestre che danno sulle zone meno trafficate, e far entrare aria fresca soprattutto durante la cottura (senza dimenticarsi di accendere anche la cappa), e le varie attività domestiche (lavare, stirare,…). Se poi ci sono stanze con mobilio nuovo è ancora più importante ventilare, per allontanare le sostanze rilasciate.
  3. non eccedere con l’uso di prodotti per la pulizia (deodoranti, profumi, detergenti, diffusore di incensi, candele,…): il pulito non profuma! L’aceto e il bicarbonato di sodio sono ottimi detergenti per le pulizie quotidiane.
  4. non miscelare i prodotti per le pulizie, soprattutto quelli contenenti ammoniaca e candeggina con sostanze acide come gli anticalcari.
  5. pulire con più attenzione laddove siano presenti animali: rimuovere la polvere, aspirare i peli e fare girare aria aiuta a ridurre il numero di allergeni e il tasso di inquinamento
  6. è buona abitudine: arieggiare gli abiti ritirati dalla lavanderia, lavare con regolarità tende e tapezzeria, pulire i filtri dei condizionatori, evitare elevate temperature e condizioni di eccessiva umidità
  7. non abusare degli insetticidi e, se li si usa, favorire il circolo di aria
  8. leggere le etichette: rispettare le indicazioni e i suggerimenti dati per l’utilizzo dei prodotti è importante
  9. se si ristruttura e si vernicia è importante non soggiornare a lungo nell’ambiente interessato, cambiare aria più spesso per almeno 2 settimane ed utilizzare prodotti di buona qualità, che presentino livelli di emissione inquinanti chimici indoor più bassi

Tante piccole ma fondamentali accortezze per essere leggermente più padroni del nostro benessere nei luoghi in cui trascorriamo il maggior quantitativo di tempo!

 

 

Letteratura:

Presenza di CO2 e H2S in ambienti indoor: conoscenze attuali e letteratura scientifica in materia. Gaetano Settimo, Luigi Turrio Baldassarri, Silvia Brini, Arianna Lepore, Federica Moricci, Annamaria de Martino, Lucrezia Casto, Loredana Musmeci, Maria Alessandra Nania, Francesca Costamagna, Ida Marcello, Sergio Fuselli, per il Gruppo di Studio Nazionale sull’Inquinamento Indoor 2016, vi, 30 p.

Inquinamento indoor, il vademecum dell’ISS

Principali inquinanti indoor e loro fonti

Sindrome dell’edificio malato – Sick building syndrome

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