post-title Il privilegio di essere Autenticihttps://sentierodellasalute.com/wp-content/uploads/7426690-Authentic-stamp-Stock-Photo-authenticity.jpg 2017-01-19 14:31:37 yes noInserito da

Il privilegio di essere Autentici

“Il privilegio di una vita è essere se stessi”. (Joseph Campbell) Cosa vuol dire realmente, nel 2017, essere Autentici? Immaginiamo la nostra vita come un cammino, come una lunga strada da percorrere, a volte soli e a volte in compagnia. La domanda può nascere spontanea: come si cammina stando soli? E in compagnia?. Rispondere a […]

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“Il privilegio di una vita è essere se stessi”. (Joseph Campbell)

Cosa vuol dire realmente, nel 2017, essere Autentici? Immaginiamo la nostra vita come un cammino, come una lunga strada da percorrere, a volte soli e a volte in compagnia. La domanda può nascere spontanea: come si cammina stando soli? E in compagnia?. Rispondere a tali interrogativi è un compito abbastanza arduo, ma la riflessione che qui viene proposta è estremamente reale, senza illusioni di chissà quale tipo.

Essere autentici oggi è difficile, perché siamo immersi in un mondo davvero stra-complicato, un mondo per certi versi superficiale e per altri profondo, ma sempre e comunque “incasinato”. Escludiamo subito le classiche definizioni che si danno quando ci si riferisce all’autenticità: correttezza, lungimiranza, padronanza di pensiero, conformazione, rettitudine. Per carità, vanno tutte bene, ma quello che noi stiamo cercando è ben altro. Usciamo dal “lessicalmente corretto” ed entriamo in un vortice di sano realismo. Il nostro scopo è pensare e dare una risposta certa e credibile.

Per tutta la vita mi sono terribilmente sentito solo, e nell’intimo ho sempre sospirato: ‘Jetzt gieb mir einen Menschen!’ [Ora dammi un essere umano!]. Invano. Sono rimasto solo. Eppure in tutta sincerità posso dire che non è dipeso da me: non ho respinto nè rifuggito nessuno che, di mente o di cuore, fosse un essere umano: non ho trovato altro che miseri gnomi, limitati di cervello, malvagi di cuore, di vili sentimenti. In un mondo in cui almeno cinque sesti degli uomini sono furfanti, folli o babbei, per ogni individuo del rimanente sesto, quanto più si distingue dagli altri, la base del suo sistema di vita deve essere l’esistenza appartata, e quanto più è tale, tanto è meglio. La maggior parte della gente si accorge, quando fa la mia conoscenza che non può essere nulla per me, e io nulla per loro”. (Arthur Schopenhauer)

Come si può ben notare, la solitudine enorme e incalzante in cui vive il filosofo Schopenhauer lo conduce verso una chiusura e un totale rifiuto dell’incontro con l’altro. Per lui la vita è così, un continuo rifiuto di tutto ciò che vive, una sorta di “annullamento esistenziale” distruttivo, un nulla totalizzante. Lui è rassegnato nel concepirsi “vero essere umano” in mezzo a molti individui rozzi e superficiali. Si definisce infatti un “missionario della verità per il genere umano” e colui il quale “ha dato una soluzione al grande problema dell’esistenza”. Afferma a più riprese che la sua vita ha il solo scopo di giovare alla conoscenza e al sapere dell’umanità e che per assolvere tale compito non si può certo vivere in mezzo alle persone. Una missione per l’umanità non può essere condotta col pensiero di una professione, di un matrimonio e di figli da mantere: una vita contemplativa richiede un distacco totale dai comuni sentimenti. (cfr. La Ciarla, di Giovanni Pistolato, https://pistolato.wordpress.com/2009/03/30/larte-di-conoscere-se-stessi-arthur-schopenhauer/)

Una forte provocazione, quella di Schopenhauer, volutamente inserita, che si discosta da ciò che vogliamo effettivamente trasmettere. Parliamoci chiaro: non potremmo mai essere autentici se non impariamo prima a stare soli. Non potremmo mai essere autentici se, partendo da noi stessi, non incontriamo l’altro. La solitudine come mezzo per capire chi siamo e aprirci a chi ci sta davanti, cogliendo le parti migliori e peggiori di noi, non è un limite, bensì un dono prezioso. La solitudine fine a se stessa e, al contrario, la ricerca esagerata di relazioni per riempire vuoti esistenziali, non faranno mai di noi persone autentiche.

Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.(Luigi Pirandello)

Scopri chi sei e non avere paura di esserlo”. (Gandhi)

Essere Autentici, dunque, vuol dire proprio questo: camminare e scoprire noi stessi, i nostri limiti, le nostre fragilità, i nostri doni e potenzialità. Scoprire tutto questo e vivere migliorando sempre, senza mai cambiare idee e atteggiamenti che si discostano dalla verità che dimora nella nostra interiorità. Abbandonare la solitudine per aprirsi alla relazione che costruisce. Cancellare i dubbi su chi siamo ed essere decisi in ciò che facciamo. Trasmettere a chiunque sicurezza e padronanza, non insicurezza e smarrimento. Autenticità è verità!. Basta vivere nel negativo, nella confusione, nel “forse, mah, boh, vediamo, non lo so “.

La vera autenticità è decisione, ascolto, confronto, consiglio, punto di vista, positività e sano sorriso. Sì, è vero, sono tantissime belle parole, ma come ogni cosa, per essere concretamente verificate, richiedono attuazione. Viviamo l’Autenticità, e l’orizzonte che si aprirà davanti a noi sarà sicuramente diverso da quello che siamo abituati a vedere. “Dimmi come vivi … e ti dirò chi sei”.

 

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