post-title Il tessuto adiposo e il microbiota: due organi endocrini in stretta comunicazionehttps://sentierodellasalute.com/wp-content/uploads/belly-2354_1280.jpg 2016-03-11 06:50:57 yes noInserito da

Il tessuto adiposo e il microbiota: due organi endocrini in stretta comunicazione

Il tessuto adiposo e il microbiota (ovvero l’insieme di microrganismi che abitano abitualmente l’uomo) svolgono una complessa rete di funzioni, al punto da poter essere considerati dei veri e propri organi endocrini, delle ghiandole in grado di produrre segnali cruciali per il mantenimento della salute. Quando si parla di corpo umano, infatti, si parla di […]

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Il tessuto adiposo e il microbiota (ovvero l’insieme di microrganismi che abitano abitualmente l’uomo) svolgono una complessa rete di funzioni, al punto da poter essere considerati dei veri e propri organi endocrini, delle ghiandole in grado di produrre segnali cruciali per il mantenimento della salute.

Quando si parla di corpo umano, infatti, si parla di un profondo e complesso sistema di comunicazione (cross-talking) volto a garantire quell’equilibrio dinamico che in fisiologia viene definito omeostasi. Le scoperte scientifiche negli ultimi anni hanno preso atto del ruolo cruciale che il grasso riveste per la salute, e ancora più di recente si sono iniziate a comprendere le potenzialità del microbiota. Ciò ha messo in evidenza come esista un’importante comunicazione tra il microbiota intestinale, da una parte, e il cervello e l’adipe dall’altra; questi ultimi due organi possono a loro volta comunicare tra loro e con il resto degli apparati, facendo del corpo un network sofisticatissimo e di rara bellezza.

Il tessuto adiposo

Quando si parla di tessuto adiposo bisogna tenere bene a mente due distinzioni. La prima si rifà al tipo cellulare che lo compone:

  • tessuto adiposo bianco, in cui le cellule hanno un nucleo schiacciato in periferia dall’accumulo di trigliceridi e una membrana citoplsmatica sottile. Questo è quello che è noto come un deposito di calorie, che vengono messe a disposizione secondo necessità
  • tessuto adiposo bruno, in cui il nucleo è in posizione centrale e i mitocondri (organelli deputati alla respirazione cellulare) svolgono un ruolo cruciale: dissipano energia per produrre calore (termogenesi)

 

L’altra distinzione, che interessa solamente il tessuto adiposo bianco, è legata invece alla localizzazione:

  • tessuto adiposo sottocutaneo, che interessa l’intera superficie corporea (nella donna importanti sono la regione mammaria e glutea, nell’uomo quella addominale), nonché la parte che circonda i fasci muscolari. Con l’età tende a diminuire;
  • tessuto adiposo viscerale, rappresentato prevalentemente dai depositi mesenterici e omentali, e in dimensioni ridotte da quelli epicardici e mediastinici. Con l’età e con le disfunzioni metaboliche tende invece ad aumentare.

La sede è un parametro essenziale, giacché il grasso viscerale contribuisce in modo molto più importante all’infiammazione sistemica (promuovendo quello che è definita l’infiammazione cronica di basso grado, low-grade chronic inflammation, e promuovendo l’aterogenesi, ovvero la formazione di placche a livello dei vasi arteriosi, importante fattore di rischio per le patologie cardiovascolari). Un parametro utile alla valutazione dei rischi cardiovascolari, infatti, è il rapporto tra circonferenza dell’addome (indicativa del grasso viscerale) e quella dei fianchi (indicativa del grasso sottocutaneo). Tanto più il valore è elevato tanto maggiore è il rischio.

Infine, bisogna tener conto che il tessuto adiposo non contiene solo cellule mature piene di acidi grassi, ma presenta anche cellule mesenchimali multipotenti e pre-adipociti (in grado di maturare a seguito di stimolazione adeguata), cellule endoteliali, cellule nervose e cellule immunitarie (in particolar modo i macrofagi, cellule che a seconda dello stimolo possono assumere anche un fenotipo pro-infiammatorio).

Le funzioni del tessuto adiposo

Sicuramente parlando di grasso, la prima utilità che salta alla mente è quella di deposito di energie, con azione anche protettiva ed isolante. In realtà l’adipe è un organo endocrino dinamico, in grado di produrre una numerosa serie di sostanze chiamate adipochine. Sono più di 50, e ricoprono un’ampia serie di funzioni:

  • fattori di crescita
  • fattori angiogenetici (ovvero in grado di promuovere la vascolarizzazione)
  • infiammazione
  • risposta allo stress
  • via alternativa del complemento
  • emostasi e coagulazione
  • tono vascolare
  • metabolismo di lipidi e glucidi
  • regolazione dell’introito energetico (come nel caso della leptina, importante segnale di soprressione della fame, che negli obesi è iperespressa ma trova una condizione di leptino-resistenza a livello centrale, ovvero delle sedi del cervello deputate al suo riconoscimento)

 

Il tessuto adiposo ha un ruolo importante anche nella rigenerazione delle ferite e dei tessuti e nella modulazione immunologica.

Il ruolo cruciale del tessuto adiposo

Il tessuto adiposo è l’organo più esteso di tutti, giacché rappresenta il 40% della massa corporea totale. Con il tempo va incontro a modificazioni della distribuzione, della quantità e della composizione.

Ricopre un ruolo cruciale nello sviluppo dell’insulino-resistenza, nella disfunzione metabolica, nell’infiammazione e nell’alterazione delle capacità rigenerative che si verificano con l’avanzare dell’età. Tutte le disfunzioni del tessuto adiposo, in primis l’obesità, si accompagnano ad un accorciamento della durata della vita, nonché all’incremento di patologie età-correlate.

Da un canto l’invecchiamento provoca una ridotta capacità dei pre-adipciti di diferenziarsi in adipociti. Questo ha come conseguenza un’iniziale ipertrofia (ingrossamento) delle cellule già esistenti: ciò ha come conseguenze sia lo sviluppo di insulino-resistenza (ovvero una ridotta sensibilità e quindi una ridotta risposta ai livelli di insulina) sia la deposizione dei grassi in sedi non convenzionali, come fegato, muscoli, pancreas….e quindi lo sviluppo di grasso viscerale! D’altro canto gli adipociti invecchiati hanno un fenotipo allargato (ovvero esprimono una maggior quantità di geni) e questo fa sì che producano un maggior numero di adipochine, comprese quelle di carattere pro-infiammatorio.

La deposizione di grasso nel pancreas causa apoptosi (morte programmata) delle cellule beta, deputate alla produzione di insulina: questa condizione non fa altro che rafforzare l’insulino-resistenza e promuovere l’insorgenza del diabete di tipo 2. Se l’adipe aumenta nella massa muscolare, la struttura dei muscoli viene ad essere intaccata, generando affaticamento, sarcopenia e fragilità. Le ripercussioni esistono anche nel caso di coinvolgimento del midollo osseo: le conseguenza posono riguardare l’emopoiesi (il processo di replicazione della parte corpuscolata del sangue).

Le disfunzioni del tessuto adiposo possono essere considerate come il comun denominatore presente tra vecchiaia e obesità: quest’ultima condizione presenta tutte le problematiche (insulino-resistenza, disfunzioni metaboliche, infiammazione sistemica, malattie cardiovascolari, demenza) che si manifestano con la vecchiaia, come se il tessuto adiposo promuovesse un invecchiamento accelerato.

Il microbiota

Il microbiota è l’insieme di microorganismi (batteri, virus, funghi…) che vivono in simbiosi con l’uomo, e presenta una popolazione talemente estesa da essere numericamente dieci volte superiore alle cellule umane. Del microbiota si è già parlato in articoli precendi: Il microbiota umano: un coinquilino indispensabile, Microbiota intestinale e obesità, Il Microbiota, l’abuso di antibiotici e l’aumento di peso.

Il microbiota, che è rappresentato da 10 a 100 trilioni di microorganismi, influenza il bilancio energetico, il metabolismo del glucosio e l’infiammazione di basso grado, al pari di una vera e propria ghiandola endocrina. Si può considerare un organo esteriorizzato a tutti gli effetti, con conseguenze sulle sregolatezze metaboliche: di fatto il microbiota intestinale può “dialogare” con l’ospite e contribuire all’insorgenza di disfunzioni metaboliche. Durante l’assunzione di cibo, infatti, l’intestino è in grado di percepire informazioni di diversa origine, inclusi ormoni e nutrienti, e di attivare una serie di risposte rivolte al cervello (per esempio l’ipotalamo, centro della fame e della sazietà) e ad organi periferici come tessuto adiposo e fegato. Il microbiota contribuisce al metabolismo dell’ospite perché forma un asse comunicativo anche con il tessuto adiposo.

Il microbiota, inoltre, gioca un ruolo cruciale sulla permeabilità intestinale, in quanto se alterato porta alla distruzione delle proteine che formano le tight-junction (specifico tipo di giunzione cellulare): ne consegue che il canale alimentare non riesce più a svolgere in maniera ottimale la sua funzione di barriera contro il mondo esterno, assorbendo anche sostanze nocive. Il microbiota è coinvolto anche nell’endotossiemia metabolica, ovvero l’aumento di livelli plasmatici di lipopolisaccaride derivato dal microbiota intestinale (LPS). Quest’ultimo è un componente della parete di alcuni batteri e rappresenta uno stimolo pro-infiammatorio: l’aumento della permeabilità intestinale comporta un suo aumento nel sangue, evento che a sua volta attiva una risposta infiammatoria sistemica.

Il trait d’union tra tessuto adiposo e microbiota intestinale

Il sistema endocannabinoide (ovvero il sistema che produce lipidi endogeni che usano gli stessi recettori e hanno anche effetti simili alla cannabis) rappresenta il punto di collegamento tra tessuto adiposo e microbiota. Si tratta di un sistema che è bene espresso in tutti gli organi che controllano il bilancio energetico, come il pancreas, il tessuto adiposo, l’intestino, il fegato, l’ipotalamo e i muscoli, e presenta una sovraespressione in persone obese, con aumento del suo tono. Non solo: l’attivazione dei recettori dell’ LPS, oltre a interferire con la differenziazione degli adipociti e i processi di lipogenesi, stimola la produzione di endocannabinoidi, che a loro volta giocano un ruolo importante nel mantenimento della permeabilità intestinale (mediante il recettore CB1). In sintesi il microbiota intestinale controlla il tono degli endocannabinoidi nell’intestino e nel tessuto adiposo.

In altre parole questi tre sistemi (adiposo, microbiota, endocannabinoide) si influenzano strettamente a vicenda. Questo si verifica anche per mezzo di un’ulteriore parte in gioco: il sistema apelinergico. L’apelina è un’adipochina di recentissima scoperta che preside svariate funzioni, sia a livello di sistema nervoso centrale che di organi periferici. In primis controlla l’emostasi glucidica favorendo l’uptake (la captazione e internalizzazione) di glucosio da parte dei muscoli. Il sistema endocannabinoide è in grado di ridurre l’espressone di apelina e dei suoi recettori.

Tutti questi dati, meritevoli di un degno approfondimento, lasciano comprendere come il network di segnali sia molto complesso ed articolato. Quello che preme sottolineare in questa sede è l’esistenza di un asse intestino-cervello ed uno intestino-tessuto adiposo, che sono centrali nel controllo del metabolismo e coinvolgono direttamente il microbiota.

L’importanza di un microbiota sano

L’alimentazione influisce sul microbiota. Una dieta ricca di grassi è in grado di alterarlo in modo negativo, andando a favorire l’aumento di permeabilità della parete intestinale e pertanto l’endotossiemia e l’infiammazione di basso grado. Questo perché si riduce drasticamente la componente di Bacteroides, commensali molto utili all’uomo, e si sviluppa invece la componente di Firmicutes. Lo stesso vale per tipi di alimentazione con alti livelli di fruttosio.

Uno strumento quotidiano alla portata di tutti sono allora i probiotici ( a tal proposito: Eubiosi intestinale: l’importanza dei probiotici), che apportano notevoli benefici per via della loro capacità di stimolare la crescita e l’attività di un certo numero di specie batteriche. Anche la cruscafruit-525465_640 di frumento ha delle qualità interessanti: contiene arabinoxilano, un carboidrato complesso che viene idrolizzato in oligosaccaridi che inducono un aumento dei livelli di peptidi che trasmettono senso di sazietà e che promuovono la crescita dei Bifidobatteri. Anche carboidrati non digeribili, come gli amidi resistenti, favoriscono la perdita di peso e il controllo della glicemia. Infine i fenoli, principi comunemente presenti in frutta, verdura, cioccolato, noci, e bevande (come the e caffé) possono contribuire alla costituzione del microbiota intestinale. In particolar modo i polifenoli contenuti nel melograno, che promuovono la crescita di bifidobatteri, o il resveratrolo, contenuto nell’uva, nei frutti di bosco e nelle arachidi, in grado di modulare la crescita microbica e di attenuare gli effetti di una dieta ricca di grassi promuovendo la produzione di GLP-1, che presenta effetti antidiabetici.

Alla luce di tutto ciò una dieta varia (come spiegato più approfonditamente in I Dieci comandamenti del buon Pasto), che comprenda il quotidiano apporto di frutta e verdura, nonché l’integrazione di prebiotici e l’attenzione ai grassi, rappresenta un’abitudine fondamentale per costruire un microbiota in grado di svolgere le proprie funzioni al meglio. Tali accortezze rappresentano la base da affiancare ad ogni terapia, poiché vanno a stimolare nel modo corretto il tessuto adiposo ed evitano l’insorgenza di tutte le complicanze correlate ad una sua disfunzione.

 

 

Allyson K. Palmer, James L. Kirkland Aging and adipose tissue: potential interventions for diabetes and regenerative medicine Experimental Gerontology (2016)

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Gabriele Bittolo Bon Il tessuto adiposo come organo multifunzionale G Ital Cardiol Vol 9 Suppl 1-4 pp: 23S-29S (2008)

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