post-title Valutazione: oltre i limiti soggettivihttps://sentierodellasalute.com/wp-content/uploads/video-wheelchair-pushups-meet-th.jpg 2016-06-09 11:29:21 yes noInserito da

Valutazione: oltre i limiti soggettivi

Ho odiato ogni minuto di allenamento, ma mi sono detto, non smettere, soffri ora e vivi il resto della tua vita come un campione.   Muhammad Ali I due atleti riportati nelle immagini esprimono con grande intensità le loro emozioni, la loro soddisfazione e gratificazione nell’aver raggiunto un obiettivo. Ipoteticamente l’obiettivo prefissato potrebbe essere un risultato alla […]

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Ho odiato ogni minuto di allenamento, ma mi sono detto,

non smettere, soffri ora e vivi il resto della tua vita come un campione.  

Muhammad Ali

CIP_MARTINA_2016 Fabrizio-Donato

I due atleti riportati nelle immagini esprimono con grande intensità le loro emozioni, la loro soddisfazione e gratificazione nell’aver raggiunto un obiettivo. Ipoteticamente l’obiettivo prefissato potrebbe essere un risultato alla gara, il record personale, non salire sopra una certa soglia di tempo, ecc.

Vi rivelo un particolare che forse ad alcuni è sfuggito, uno dei due atleti è portatore di disabilità fisica. Sulla sinistra Martina Caironi, campionessa paralimpica sui 100 metri piano ai giochi di Londra 2012 e futura portabandiera italiana per le paralimpiadi di Rio de Janeiro 2016. Sulla destra Fabrizio Donato, bronzo olimpico ai giochi di Londra 2012 nel salto triplo.

Alla luce di questa informazione, cosa cambia nella nostra valutazione delle due foto?

Attribuiremo forse un maggiore sforzo per aver raggiunto il proprio obiettivo all’atleta con, all’apparenza, maggiori difficoltà? Penseremo che questo atleta sia più felice e soddisfatto dell’altro?

La teoria dell’attribuzione, ovvero l’individuazione della causa di un comportamento, ci illumina riguardo ad alcuni bias cognitivi, gli errori che compiamo quando effettuiamo una valutazione del contesto, degli eventi, delle persone che ci circondano. In particolare, in questo caso, i pregiudizi percettivi possono indurci a pensare che lo sforzo dell’atleta disabile sia stato maggiore dell’altro atleta che possedeva già le capacità per riuscire nel proprio intento, e premiamo maggiormente colui che ha dovuto impegnarsi di più. Come vedremo, tale valutazione risulta parziale perché non tiene conto di altre difficoltà che l’atleta normodotato fisicamente ha dovuto fronteggiare.

Ciò che cambia, quindi nella nostra valutazione, è dovuto in realtà ad una sorta di pregiudizio che accomuna molti di noi. Quando vediamo, ed è evidente, una persona con particolari difficoltà, tendiamo a giustificarla di più, tendiamo ad aiutarla in tutti i modi, tendiamo a prendercene cura, anche più del dovuto a volte perché può andare a svantaggio della persona a cui sono rivolte le nostre attenzioni.

Perché non ci comportiamo allo stesso modo nei confronti di altre persone che però non hanno apparenti difficoltà?

Ciò che sottovalutiamo è che le difficoltà che scaturiscono da una certa situazione non sono solo oggettive, ad esempio avere subito un’amputazione alle gambe, ma sono anche soggettive. 

Cosa vuol dire questo?

La valutazione che noi operiamo sui fatti e gli eventi non dipende esclusivamente da un certo grado di gravità oggettivo (nell’esempio di prima il doversi spostare in sedia a rotelle, perdere l’autonomia rispetto ad alcuni comportamenti, ecc.)  ma dal modo in cui noi stessi ci relazioniamo a quell’evento.

Uno stesso evento può infatti fare scaturire diverse reazioni in persone diverse. Sempre nell’esempio di prima, sapere di dover passare il resto della nostra vita in carrozzina può portarci a stati di tristezza e depressione, nonché a sentimenti di impotenza nei confronti della nostra vita e del mondo circostante, portandoci ad un’immobilità non solo fisica ma anche e soprattutto mentale; oppure, la stessa situazione può essere vista come una condizione con cui si devono fare i conti che ci porta ad assumere dei comportamenti diversi rispetto al passato e che ci stimola sempre di più a trasformare l’ ostacolo iniziale in un’opportunità.

Per poter fare questo passaggio è necessario un cambio di prospettiva, la situazione deve essere analizzata in modo differente. Il problem solving, ovvero la capacità di trovare una soluzione al problema e di prendere decisioni in modo accurato richiede uno sforzo cognitivo, a cui la nostra mente può essere allenata quotidianamente. Possiamo soffermarci su ogni evento che durante la giornata ci porta dei sentimenti e delle emozioni negativi, dei fastidi o atteggiamenti che non ci fanno stare bene, e operare su di esso un cambio di prospettiva. Possiamo scegliere di vedere l’amputazione alle gambe come un problema paralizzante o come un’opportunità per escogitare nuovi modi di adattarsi al mondo e sfruttare la situazione a nostro favore. Il web è pieno di video (che invito a vedere per renderci conto con i nostri occhi) di persone che hanno fatto proprio questo: posti davanti ad un oggettivo evento negativo, hanno sfruttato l’onda per poterci salire e dominarla riuscendo a fare emergere le loro capacità e competenze, invece che lasciarsi travolgere e sprofondare nel turbine degli eventi.

Ciò che emerge da questi esempi è che il vero ostacolo, il vero limite non è l’evento oggettivo, ma i pensieri, gli atteggiamenti e le emozioni che pervadono la nostra mente. Non c’è un ostacolo più o meno grande, ma una persona con più o meno risorse in grado di fronteggiare quella situazione.

Ritornando alle due immagini iniziali, i due atleti avranno avuto a che fare con grandi difficoltà, diverse tra loro ma di uguale peso soggettivo, ed entrambi si sono saputi attrezzare per la situazione con le proprie risorse. Non c’è uno più bravo dell’altro perché partiva da una situazione svantaggiata. Infatti, se è evidente per l’atleta disabile, è ipotizzabile per l’atleta non portatore di disabilità fisiche apparenti che ha dovuto lottare e fronteggiare altri tipi di ostacoli, più o meno grandi, soggettivi od oggettivi che hanno richiesto un grande sforzo mentale.

Il limite, soprattutto per gli sportivi, risulta la sfida personale da vincere ogni giorno con se stessi; possiamo individuare il nostro limite anche nelle cose poco gravi ma che rivestono grande importanza per noi in quel momento: può essere la stanchezza della giornata, la discussione con il proprio partner, difficoltà sul lavoro, difficoltà a compiere un esercizio, pensieri negativi rispetto ad una prestazione futura, ecc.

Alcune persone sono più predisposte di altre a darsi come obiettivo il superamento del proprio limite, sono le personalità con forte bisogno di successo e di riuscita. Sono personalità che da questo bisogno traggono una forte spinta motivazionale che li conduce a perseverare nel raggiungimento di un obiettivo e che tendono a selezionare e a preferire esperienze che attivano il bisogno di successo, in cui la sfida non è impossibile ma impegnativa, e in cui il rischio percepito di fallire sia intermedio. Sono persone che hanno sviluppato questo bisogno e motivazione al successo nelle prime esperienze socializzanti, a scuola, con gli amici, in famiglia, in cui sono state rinforzate da esperienze gratificanti.

La condizione necessaria affinché si possa allenare la mente a vincere le sfide quotidiane più o meno grandi è aumentare la consapevolezza di ciò che avviene intorno a noi e delle reazioni che esse stimolano in noi. Significa porre attenzione maggiore ai nostri stati d’animo, ai cambiamenti d’umore, ai nostri comportamenti in relazione a dei fatti, ai nostri atteggiamenti nei confronti di un oggetto o di una persona e cercare di comprenderne le cause. Al fine di non incorrere nei bias cognitivi di valutazione, è importante cercare di individuare non solo la causa che immediatamente ci salta all’occhio ma analizzare bene la situazione ed individuare il maggior numero di informazioni che ci hanno potuto portare ad una reazione fisiologica, psicologica e comportamentale.

Un mezzo denso di opportunità per allenare anche la mente è lo sport. Esso si pone come una fonte di stimoli, ai quali sappiamo più o meno fare fronte, ma che richiedono uno sforzo fisico e mentale continuo. Tra questi stimoli possono essere inclusi la fatica o il dolore muscolare, ma anche la pioggia e la pigrizia dell’uscire da  casa per recarsi in palestra, il dover pazientare per poter vedere dei risultati sul nostro fisico perseverando nell’attività. Lo stress positivo provocato dall’attività sportiva ci induce a trovare continue soluzioni e ad adattarci continuamente alla situazione di difficoltà al fine di raggiungere i nostri obiettivi, i quali saranno sempre più ambiziosi man mano che si prosegue nell’attività.

Un grande aiuto nel sviluppare una capacità di pensiero critico è fornito dal supporto sociale, ovvero dalle persone che riteniamo significative per noi. Il confronto con l’altro ci aiuta a vedere i problemi in modo diverso e ad escogitare soluzioni diverse, oltre a ricevere un conforto e supporto emotivo. Pensarci totalmente indipendenti dagli altri potrebbe essere un errore che conduce al delirio di onnipotenza, dal quale, in seguito a diverse esperienze, è facile precipitare giù con forti ripercussioni negative sul nostro stato psicologico. La solitudine, infatti, è una grande compagna di riflessioni personali ma a lungo andare può indurci a prendere rigidamente delle posizioni poi difficili da cambiare. Ognuno di noi con personalità ed esperienze di vita diverse contribuisce ad arricchire l’altro in uno scambio continuo. 

Bibliografia

Tosi Henry L.Pilati Massimo, 2008. Comportamento organizzativo. Attori, relazioni, organizzazione, management, EGEA

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