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L’autoefficacia percepita

Capita spesso, se non ogni giorno, di fronteggiare difficoltà che presuppongono una certa competenza e di non sentirci all’altezza della situazione. Pensiamo ad esempio a contesti in cui bisogna parlare in pubblico, a circostanze lavorative in cui il nostro capo si aspetta molto da noi, a occasioni relazionali in cui un amico cerca un forte […]

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Capita spesso, se non ogni giorno, di fronteggiare difficoltà che presuppongono una certa competenza e di non sentirci all’altezza della situazione. Pensiamo ad esempio a contesti in cui bisogna parlare in pubblico, a circostanze lavorative in cui il nostro capo si aspetta molto da noi, a occasioni relazionali in cui un amico cerca un forte sostegno e a molte altre situazioni ancora.

In questi frangenti, la nostra mente percepisce uno stato di non equilibrio tra la difficoltà elevata del compito richiesto e le abilità da noi possedute per farvi fronte, valutate come non sufficienti. Viceversa, l’equilibrio percepito tra queste due componenti è il presupposto per sperimentare un’esperienza ottimale o lo stato di flow, ovvero svolgere un’attività in modo assolutamente appagante.

L’autoefficacia percepita

Una dimensione fondamentale affinché ci percepiamo competenti e adeguati alla situazione è il costrutto di autoefficacia percepita. Un elevato livello di percezione di autoefficacia permette di non spaventarci quando ci troviamo in una situazione nuova, quando dobbiamo mettere in campo capacità che usualmente non ci vengono richieste, quando la conseguenza di ciò che facciamo potrebbe essere un premio o, al contrario, una sanzione.

Non solo, l’autoefficacia percepita oltre a svolgere un ruolo importante sul presente, costituisce un elemento di grande aiuto per il futuro. Infatti, chi percepisce un alto livello di autoefficacia tenderà a porsi obiettivi ambiziosi e impegnarsi costantemente per raggiungerli, a recuperare presto anche in seguito a dei fallimenti cercando di attribuire la causa di ciò che è successo non a cause esterne come la sfortuna, ma a fattori personali che in quel momento non erano presenti ma su cui è possibile lavorare affinché siano presenti in futuro.

Le difficoltà vengono percepite come sfide da affrontare e vincere piuttosto che come ostacoli da evitare, lo stress e le emozioni vengono gestite e regolate in modo funzionale a raggiungere i risultati prefissati. In generale, si percepisce un forte senso di controllo su di sé e sull’ambiente così da potere gestire le situazioni in modo attivo, anziché subirle in modo passivo.

E se si percepisce uno scarso senso di autoefficacia?

Viceversa, un basso senso di autoefficacia percepito corrisponde a profili di persone poco ambiziose, che non si impegnano per raggiungere i propri obiettivi perché valutati troppo difficili, che si concentrano sugli aspetti negativi e sugli ostacoli piuttosto che sul cercare una soluzione al problema, che a fronte di poche esperienze negative tendono a perdere la fiducia in se stessi e a cadere in preda allo stress e facilmente sperimentano episodi depressivi.

Fattori di rischio e di protezione

A causa di una percezione scarsa di autoefficacia si può incorrere in diversi comportamenti a rischio, riassumibili in quattro categorie:

  • i comportamenti problematici (droga, violenza, fumo, abuso di alcol, guida pericolosa, ecc.),
  • i comportamenti che compromettono la salute (dieta povera, esercizio fisico insufficiente, ecc.),
  • i problemi di salute mentale (depressione, ansia, ecc.),
  • le prestazioni di ruolo non adeguate (fallimento, abbandono, scarsi risultati, ecc.).

A questi comportamenti vengono attribuite funzioni rilevanti per sé, infatti svolgono una funzione compensatoria rispetto all’insuccesso o alla non capacità di fronteggiare situazioni difficili.

Per contro, fattori di protezione, ovvero quegli elementi che favoriscono l’acquisizione e l’incremento di percezione di autoefficacia, aiutano sin dall’adolescenza a prevenire comportamenti a rischio e a promuovere comportamenti salutari che incrementano il proprio adattamento ottimale nell’ambiente. Ci si riferisce a:

  • fattori di protezione personali (life skills, valori, disapprovazione dalla devianza, attese di successo, conoscenze),
  • fattori di protezione legati alla famiglia (modello positivo di adulto, disapprovazione dei comportamenti a rischio, stile educativo autorevole),
  • fattori legati alla comunità (riduzione della spinta verso l’adultità, accettazione del periodo adolescenziale, sperimentazione e realizzazione di sé, presenza educativa di adulti, assunzione di responsabilità),
  • fattori legati alla scuola (soddisfazione e successo scolastico, organizzazione scolastica, potenziamento delle life skills).

La prospettiva agentica

In questo senso, ciascuno di noi viene educato e, attraverso le esperienze, si consolida un forte senso di autoefficacia. Grazie ad essa, ci si percepisce in grado di padroneggiare e promuovere il corso della propria vita. Ciascuno di noi diventa agente, ovvero svolge un ruolo proattivo nella gestione di sé, delle relazioni e del contesto circostante. In questa prospettiva, si evolve la capacità di resilienza poiché il rischio, gli ostacoli, il disagio vengono affrontati e superati con successo, potenziando capacità sia personali che sociali.

Fonti di convinzione dell’autoefficacia

Vi sono alcune condizioni particolari in cui è possibile aumentare il proprio senso di autoefficacia attraverso:

  • esperienze di gestione efficace: sperimentare un successo in un particolare ambito aumenta la propria efficacia percepita rispetto a quel contesto (es. superare con successo una gara aumenta autoefficacia in ambito sportivo, una promozione lavorativa aumenta l’autoefficacia in ambito professionale). E’ necessario che il successo abbia implicato il superamento di ostacoli e difficoltà e che la persona abbia perseverato nell’impegno e abbia adottato comportamenti idonei. Questi verranno in questo modo consolidati e riutilizzati in contesti diversi.

 

  • Il modellamento sociale: vedere persone simili a sé per età, competenze, interessi, ecc. che raggiungono con successo risultati, perseverando con impegno, aumenta la convinzione personale di potercela fare in situazioni analoghe. (es. vedere un mio collega riesce a svolgere un compito difficile affidatogli dal responsabile amplia la mia convinzione di poter fare altrettanto).

 

  • La persuasione: incoraggiare e convincere una persona di avere le abilità e le competenze necessarie a riggiungere un risultato può aumentare il senso di autoefficacia percepita. E’ importante che chi attua la persuasione sia considerata competente e credibile dalla persona stessa. (es. il mio coach mi dice di avere fatto grandi progressi nell’ultimo periodo e di avere le capacità per affrontare una gara di alto livello può aiutarmi a credere di più in me stesso).

 

  • Gli stati emotivi e fisiologici: saper riconoscere i propri stati emotivi e fisiologici e saper interpretarli in modo corretto incentiva il senso di autoefficacia. (es. uno stato di tensione che provoca stress può essere interpretato come uno stato emotivo negativo che mi blocca o come la spinta e l’attivazione giusta per riuscire con successo nel mio obiettivo).

 

“La fiducia in se stessi non assicura il successo, ma la mancanza di fiducia origina sicuramente il fallimento.”

Albert Bandura

Bibliografia

Bandura A., 1995. Il senso di autoefficacia. Erickson, Trento.

Boda G., Mosiello F., 2005. Life skills: il pensiero critico. Carocci Editore.

Bonino S., Cattelino E. (a cura di), 2008. La prevenzione in adolescenza. Percorsi psicoeducativi sul rischio e la salute. Erickson.

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