post-title L’indifferenza: il malessere che degenera l’esistenzahttps://sentierodellasalute.com/wp-content/uploads/conseguenze-indifferenza.jpg 2016-01-21 15:30:34 yes noInserito da

L’indifferenza: il malessere che degenera l’esistenza

“L’indifferenza è la vendetta che il mondo si prende sui mediocri”. (Oscar Wilde) Vogliamo davvero provare a stare bene? Cominciamo con il creare dentro di noi e attorno a noi un clima positivo e soprattutto meno indifferente. Questo è il primissimo passo verso una dimensione di “salute totale ed esistenzialmente certa”. La consapevolezza che la salute e […]

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“L’indifferenza è la vendetta che il mondo si prende sui mediocri”. (Oscar Wilde)

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Vogliamo davvero provare a stare bene? Cominciamo con il creare dentro di noi e attorno a noi un clima positivo e soprattutto meno indifferente. Questo è il primissimo passo verso una dimensione di “salute totale ed esistenzialmente certa”. La consapevolezza che la salute e la ricerca di essa sono importanti e portano benefici a tutti i livelli, deve spingere ciascun Uomo e Donna a impegnarsi per cercare di ottenere questa dimensione. Il tema qui affrontato è proprio quello legato al malessere dell’INDIFFERENZA, un’atteggiamento negativo che nel periodo che stiamo vivendo, più che in altre epoche, sta dilagando in ogni strato sociale. L’indifferenza è il malessere che degenera l’esistenza, un malessere che unito al sempre più crescente individualismo rischia seriamente di annullare e distruggere ogni base di dialogo e ogni prospettiva di crescita umana e morale.

Attraverso l’atteggiamento indifferente l’uomo si chiude in se stesso, diventa egoisticamente isolato e tremendamente pericoloso. Chi è indifferente dimostra debolezza, paura di dialogare, tristezza nel vivere e negatività nel rischiare. L’indifferenza si scontra con la vita stessa, perché la vita è incontro, gioco, rischio, rapporti, amore, pace. Siamo chiamati all’incontro e al confronto, sempre e in ogni luogo in cui siamo. L’indifferente, invece, è colui che sceglie di “disinteressarsi” di tutto e di tutti. Urge la necessità di capire, quindi, che un’esistenza così vissuta nega ogni tipo di trascendenza. Perché qualcuno sceglie di essere indifferente? La risposta, filosoficamente parlando, la troviamo in una bellissima e profonda analisi di Jean Paul Sartre, eminente filosofo francese considerato uno dei più grandi rappresentanti dell’Esistenzialismo. Sartre definisce la dimensione del malessere esistenziale con il termine “nausea”, una categoria dell’essere che trova il suo linguaggio nella quotidianità.

Tale categoria la ritroviamo in uno dei suoi scritti, noto con il titolo Melancholia, ossia melanconia (o anche melancolia). La Nausea è, quindi, concettualizzata da Sartre come connessa a questa dimensione prima, a questa dimensione di tristezza senza motivo. Il racconto fintamente autobiografico del protagonista del romanzo, Antoine Roquentin, sembrerebbe quindi essere un fedele e soggettivo diario di introspezione attorno ai motivi di questa tristezza: nel procedere dei giorni assisteremmo al parallelo avanzamento dello scavo psicologico del protagonista nel tentativo, da subito disperato, in quanto votato al fallimento, di individuare e curare le cause di questa patologia. Una patologia che si conclama con virulenza sempre maggiore e che costringe a leggere diversamente l’intera opera sartreiana: quello cimage6he progressivamente va, infatti, manifestandosi è non solo la patologia di un individuo incapace di trovare un senso al proprio vivere, non solo l’emergenza di una tristezza che ne accompagna lo sradicamento dal proprio mondo, ma la crescita di consapevolezza (nel protagonista e, dunque, nel lettore) che questa crisi ha una portata più vasta, che ciò che sta crollando non è solo il mondo di Antoine Roquentin con il suo senso, ma l’intero orizzonte di senso in cui Antoine Roquentin è inserito, l’intero cosmo ordinato nel quale Antoine Roquentin viveva e nel quale trovava senso la sua esistenza. La Nausea è ciò che viene a mettere in scacco il mondo borghese: è la sensazione che accompagna l’esperienza estrema e radicale del dissolversi della sensatezza di questo mondo. (cfr. Claudio Tognonato, Jean-Paul Sartre. Quelle pagine del Castoro che fiancheggiano il male, «Sens public. Rivista elettronica internazionale», marzo 2008).

Ben presto la Nausea trascende, dunque, l’esperienza temporalmente circoscritta della malattia, assume tutt’altra cronicità; si ontologizza e diventa l’orizzonte stesso d’esistenza del protagonista in quanto uomo, in quanto essere umano. La Nausea è la malattia che introduce il morbo dell’incoerenza nel senso dato della propria vita, che introduce spigolosità nel piano e tranquillo vivere piccolo borghese. È la situazione estrema nel quale si apre il non senso del proprio vivere e dunque la domanda di senso sul proprio esistere. Per la prima volta la vita appare nel suo non senso, nella sua a-razionalità (ossia, appunto, incoerenza): non vi è nulla di coerente perché la vita in sé non ha alcuna razionalità, né è dotata di alcun principio di non contraddizione da rispettare, per potersi dire, appunto, coerente. L’ordine rassicurante, che è poi l’ordine borghese, non è più tale e non è più neppure un ordine: il rassicurante si rovescia costantemente in inquietudine, il normale assurge a patologico. Il normale del mondo borghese si mostra, in verità, come il patologico stesso. (cfr, Jean-Paul Sartre, La nausée, op. cit., p. 20; tr. it. La nausea, op. cit., p. 17).

La nausea, quindi, è indifferenza verso se stessi e verso gli altri, una morte dell’essere, una profonda agonia interiore che non troverà mai pace se non verrà modificata e cancellata. Come? In che modo? Attraverso un radicale mutamento di orizzonte, che trova la sua chiave nell’apertura verso l’altro, e quando si dice “altro” si intende cambiamento di mentalità, passaggio dall’IO al NOI. Significa dotarci di consistenza e oggettività, significa abbracciare la presenza che porta alla mia identità. Solo accogliendo lo sguardo dell’altro arrivo ad essere me stesso, ciò che sono in tutta la mia totalità. Ecco spiegato il segreto e la cura all’indifferenza. La vita è troppo breve per essere buttata in azioni individuali ed egoistiche. Al contrario, la vita prenderà senso se in questo mondo sempre più isolato e moralmente cieco l’uomo saprà essere “sguardo dell’altro”, occhio di chi gli sta vicino, pensiero di chi lo ama, voce di chi non sa più parlare, vita di chi vuol morire.

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“Tutto è gratuito … e quando ci capita di rendercene conto, vi si rivolta lo stomaco e tutto si mette a fluttuare. (Jean-Paul Sartre)

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