APPUNTI DAL SENTIERO
ESTRATTO
«È come se si sentisse intrappolata in un vortice di pensieri.»
Maté descrive l’iperattività come un forte disagio nel restare fermi, accompagnato da movimento nervoso e da una difficoltà quasi fisica a trattenersi. La sensazione può essere quella di sentirsi intrappolati in un vortice di pensieri: un “pensiero da cinegiornale”, che salta rapidamente da un tema all’altro. A questo può aggiungersi una continua esplorazione dell’ambiente, con frequenti movimenti e una costante ricerca di nuovi stimoli.
Gabor Maté, Una mente in frammenti. Origini e cura del disturbo da deficit di attenzione.
LE CONSIDERAZIONI DELLA DOTT.SSA VALLE
Spesso l’iperattività nell’ADHD è una risposta alla paura o all’ansia, un’ansia sotterranea continua indotta dal centro cerebrale in cui questa emozione è generata: l’amigdala.
L’attivazione dell’amigdala amplifica lo stato di eccitazione, inondando la corteccia cerebrale con messaggi di pericolo. Quest’attenzione sulla fonte di ansia mantiene attivo il circolo vizioso e impedisce la consapevolezza di qualsiasi altra informazione.
L’altra risposta che adotta il cervello dell’ADHD in stato di angoscia è l’addormentamento o la sonnolenza: un sollievo temporaneo al conflitto emotivo. In questo caso la corteccia prefrontale inibisce la formazione reticolare, inibendo in seconda battuta se stessa.
A quel punto emerge una sensazione di pesantezza insormontabile, che può svanire a fronte della rimozione della fonte di ansia.
Longevità, salute e qualità della vita nel tempo
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